Approfondimenti : TESTIMONIANZE DAL MEETING - AFROCOLOMBIANI
Thursday, 24 June 2010 00:00
ORA NON CI SENTIAMO PIU' SCHIAVI 

Al Meeting di Popayan gli Afrocolombiani coinvolti nelle missioni di
Italia Solidale in Colombia danno inizio alla seconda giornata del
meeting con forti testimonianze

La seconda giornata del meeting di Popayan (21-26 Giugno 2010 Popayan Cauca - Colombia) è iniziata con la detonante gioia e naturalezza degli afro-colombiani. La loro è un'esplosione di gioia contagiosa fatta di canti e balli, che parlano di una liberazione e di energie mai addomesticate, nemmeno da gente come gli schiavisti, le multinazionali, i dittatorelli locali o le tante sette che si sono diffuse a macchia d'olio in Sud America.

"Non ci sentiamo più schiavi - ha detto Herberto, animatore della missione colombiana di Villarica - grazie a questa esperienza nella cultura di vita e missione che padre Angelo ci ha portato e che insieme stiamo approfondendo e vivendo anche noi, discendenti degli schiavi. Ci hanno strappato dal cuore dell'Africa per schiavizzarci, ci hanno sempre detto che non avevamo l'anima. Ora invece stiamo riconoscendo e recuperando le nostre forze, compresa l'anima, con questo cammino di sviluppo di vita e missione con Sud America Solidale - Mondo Solidale. Viviamo ancora in una società che fa discriminazioni, ma andiamo avanti. Grazie Padre Angelo Benolli, grazie a tutti i volontari donatori di Italia Solidale-Mondo Solidale".

"Non fermiamoci nemmeno alla felicita' raggiunta" ha sottolineato Padre Angelo, fondatore e presidente di Italia Solidale mondo Solidale, e che ha ribadito quanta gente ancora aspetta questa liberazione, come testimoniato il primo giorno dai discendenti degli emigranti italiani ed europei in Argentina e poi dagli indigeni del popolo Nasa, qui nel nord della regione chiamata Cauca.
E in effetti, già solo a camminare sull'autostrada Panamericana, in mezzo alle montagne della Cordigliera Andina e nella valle del Cauca, ti lascia senza fiato la nuova colonizzazione tutta verde: immense distese di terre coltivate intensivamente tutte a canna da zucchero. Dolcezza? Manco a parlarne! E' l'economia verde, come la chiamano gli economisti e i businessman del nord del pianeta; da tutti questi milioni di tonnellate di canne tirano fuori il biocombustibile, quando qui la macchina o la moto è roba ancora per pochi. Eppure si impongono amare coltivazioni coloniali, ancora una volta. L'alimentazione dei motori viene prima della nutrizione della povera gente e dei bambini, che ancora in tanti qui in Colombia e in tutto il Sud America soffrono la fame.
Questa agricoltura coloniale e globalizzata strappa ai contadini del posto la possibilità di coltivare per mangiare. Niente più yuca (una specie di tubero che fanno bollito o fritto), riso, fagioli, abichuela (tipico fagiolino di queste parti), e altro ben di Dio come raccontano i cartelli semplici e bellissimi fatti dagli indigeni Nasa e appesi ai muri del salone dove ci incontriamo, cartelli in cui descrivono i "resguardos" (una sorta di riserve) e le "veredas" (contrade) dove vivono in mezzo ai monti e dove abbiamo le nostre missioni solidali.

Ancora una volta al servizio di potenze esterne prepotenti, il continente latinoamericano è abusato. Un nuovo anello nella catena dello sfruttamento che sempre nasce dalla mancanza di rispetto della creazione in ogni persona, cioè del bambino, somma creatura. Come Padre Angelo ed anche Antonella Casini, volontaria responsabile del Sud America Solidale, profondamente impegnata anche nell'ambito della cultura, non si stancano di ricordare anche in questo meeting. E la gente di qui è felice di sentire questo, perché, come ha sottolineato Antonella oggi ripercorrendo la travagliata storia del popolo latinoamericano, l'ultima parola non spetta allo sfruttamento, non tocca alle negatività e ai mali che attaccano la meraviglia del Creato e delle creature umane mettere la parola fine. Sopra tutto ciò si staglia Maria, madre del latinoamerica e di tutti, ovunque, sempre. Ha stupito tutti noi, a cominciare dagli indigeni e dai sudamericani qui presenti, la narrazione della presenza della Madonna, nelle vesti della Nostra Signora di Guadalupe, apparsa appena dieci anni dopo l'inizio della conquista spagnola, in aspetto di meticcia (massacrati gli indios, l'attuale popolo sudamericano si e' formato da una mescolanza, dovuta anche alle violenze sessuali sulle donne indios da parte dei conquistadores, quelli arrivati con la spada e il crocifisso) e questa Maria Madre si e' manifestata parlando la lingua degli indios. La narrazione di Antonella è stata di un'enorme chiarezza, possibile solo grazie a tutto l'amore che lei e i volontari di Italia Solidale ci stanno mettendo.
"Non avevo mai sentito parlare della nostra mamma di Guadalupe in questo modo e con questa luce concreta e calata nella storia di ieri e di oggi, che ci aiuta a vederci, riconoscerci e affrontare le catene" mi ha detto Graciela, cognome italianissimo del Veneto, anche lei discendente di emigrati a Buenos Aires, dove oggi è animatrice di molte famiglie.

Durante l'esperienza in gruppi, nel pomeriggio, sono venute fuori testimonianze toccanti, racconti di vita vera: Anna Maria, ad esempio, rimasta incinta a 17 anni, ha visto la propria bimba (che oggi ha 4 anni) vivere e risorgere davvero, nonostante i medici le avessero diagnosticato terribili malformazioni e che dunque sarebbe morta alla nascita. Pelle carbone e sorrisone afro, ha preso in animo la situazione, anche affrontando con carattere i "consigli" delle amiche che le dicevano di abortire. "La niña e' nata sanissima, prematura di sei mesi, ma se la vedi non diresti mai che e' nata prima, e' intelligentissima e non ha nessuna delle malattie previste dai dottori" ha detto Anna Maria, che ha aggiunto: "Questo e' stato possibile grazie ai volontari di Colombia Solidale che mi hanno parlato di questa solidarietà, che mi hanno avvicinato ad Italia Solidale, ho così potuto vedere la mia vita, le mie ferite subite in famiglia, anche a causa della tradizione maschilista molto comune anche tra gli afrocolombiani, e andare avanti anche dopo che il papa' della bimba mi ha lasciata appena rimasta incinta". Questo condizionamento culturale del "machismo" ossia la fissazione sulla presunta superiorità del maschio sulla donna, lo confessano anche gli indigeni Nasa, ma anche la gente che vive nelle città ed altre provenienze -come chi ha storie di emigrazione, come i tanti italo argentini, o gli italo brasiliani- annuiscono e confermano questa piaga. Ebbene, Afro e Nasa, all'unisono praticamente, non solo raccontano la piaga machista, ma stanno testimoniando che la stanno vedendo, cogliendola come condizionamento delle loro "culture" e la stanno sanando nelle relazioni di coppia e nelle famiglie, dove ritrovano, con fatica e croce ma con speranza concreta, il rispetto reciproco perduto nella notte dei tempi. "E' una rivoluzione" ci dicono.
Ed e' senz'altro cosi'.

Che dire di Cyla? Altra discendente degli schiavi africani, lei anima oggi 12 famiglie a Marialabaja (nord Colombia) che hanno cominciato senza neppure avere le adozioni a distanza! Non sono i soldi, gli ospedali, le cose e le case che risolvono, che riportano alla Vita. "Da noi abbiamo cominciato con le fotocopie del libro di Padre Angelo "Uscire da ogni inganno", ce le siamo passate, abbiamo iniziato a leggere, approfondire, calare nelle nostre vite le cose scritte là sopra" racconta Cyla. Stiamo parlando di persone analfabete, o con qualche anno di elementari alle spalle, e ti dicono cose da "professori della vita". In soli 9 mesi la comunità di Cyla e' arrivata a ritrovare e ad esprimere una sapienza (evidentemente già insita) e fare passaggi di rinascita concreti che ti viene da alzarti e metterti a ballare dalla gioia! "Ma non ci fermiamo ai risultati raggiunti" dicono vari di questi volontari. "Io ho iniziato a "moltiplicare" quello sto "imparando" e i miei risultati li porto nella famiglia dei miei che ora perdòno per tutta la mancanza di amore che mi hanno inflitto e mi impegno per estendere questa solidarietà e cultura di vita ai miei vicini" dice Maria Cenelly.

Insomma, mi sembra di essere all'Accademia della Vita, in mezzo a persone semplici ma capaci di un vero cammino di sviluppo di vita e missione, "poveri" a loro volta elargitori di una ricchezza abbondante.
A cena, Evangelina - con origini francesi, basche e spagnole, che vive in una ex piccionaia adibita a tetto domestico- mi ha raccontato dei suoi passaggi di vita, dei suoi sviluppi, una vera professoressa di amore: ha 5 figli ma sembra una ragazzina, il marito ha il morbo di Parkinson, ma lei non si ferma a questa realtà di sofferenza familiare. Aiuta altre mamme e famiglie, e ti racconta di come si è riavvicinata a Dio, di come ha ritrovato la Madre dopo che la sua mamma terrena è morta in un incidente: "Questa cultura, questo percorso con Italia Solidale mi incanta perché ti fa vedere i mali, i problemi, le ferite, ma ti fa andare oltre, ti fa superare quei mali e ti riporta a vivere".
Insomma: storie assurde di violenza, abbandono, emarginazione, dipendenza, mancanza di amore...ma sopra tutto questo un' abbondanza di felicità che ti pervade e ti conferma quanto l'Io Potenziale necessita di tutto questo amore maturo e profondo che solo Dio può dare e che la nuova cultura di P.Angelo aiuta a riscoprire.
 
Francesco Buda


Francesco Buda con volontari Afrocolombiani della missione di Villarica Solidale


Il gruppo dei volontari della missione di Villarica Solidale presenti al meeting



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Approfondimenti : TESTIMONIANZE DAL MEETING DEL SUDAMERICA
Wednesday, 23 June 2010 00:00

QUANTA VITA DAL MEETING DI POPAYAN!

Il meeting “Sud America Solidale-Italia Solidale-Mondo Solidale”, che si
svolge a Popayan Colombia dal 21 al 26 giugno, è entrato nel vivo con le
testimonianze delle comunità di tutto il Sud America


A Popayan, la Cultura di Vita e Missione portata avanti da Italia Solidale, emerge con tutti i suoi frutti. Ovunque nel mondo, la persona è figlia di Dio e sempre aspira all'esperienza completa del suo Io Potenziale, in rapporto con Dio al servizio dei sofferenti. Un fiume d'Amore e di Carità sgorga dalle testimonianze dei volontari impegnati nei vari Continenti: dai libri di Padre Benolli arriva la luce, dalla missione arriva la guarigione!

Dalla missione di San Roque Solidale – Buenos Aires, la testimonianza di Claudia.
In questa zona della capitale argentina vivono profughi provenienti dalle zone rurali dell'Argentina e di paesi poverissimi come la Bolivia. Tante famiglie vivono in una situazione precaria e disperata. Le loro case, poverissime, si trovano su un terreno espropriato da tanti anni perché destinato alla costruzione di un'autostrada, mai cominciata. In questa situazione di precarietà e abbandono, hanno trovato un grande sostegno nei volontari di San Roque-Italia Solidale, alcuni dei quali sono a loro volta discendenti di emigrati europei, tra cui molti italiani, e dunque persone che hanno già alle loro spalle la stessa sofferenza di trovarsi poveri in un paese straniero con enormi disagi, spirituali e fisici. Grazie al cammino di sviluppo di vita e missione e alle piccole comunità sostenute dalla cultura di vita dei libri di P.Angelo Benolli, queste famiglie ricevono amore e sostegno perchè la loro vita sia valutata e aiutata a svilupparsi. Infine, grazie alle adozioni a distanza dei loro figli e al prestito solidale, sono aiutate a raggiungere la sussistenza e ad aprirsi alla solidarietà verso altri che soffrono.

Claudia racconta: “Vivevo con grande difficoltà personali, familiari ed economiche, ma soprattutto avevo perso la fiducia negli altri. La mia esistenza cambiò con l'incontro di Italia Solidale, che all'iniziò mi aiutò con l'adozione a distanza dei miei figli. Poi ho iniziato anche il mio cammino personale che gradualmente mi ha aiutato a rendermi conto del mio passato: mi sentivo come morta interiormente e diventavo sempre più chiusa, fino al punto che mi è venuto il cancro alla tiroide. La malattia mi ha spinto ad approfondire la mia storia e, grazie al sostegno umano dei volontari di San Roque Solidale e attraverso la lettura dei libri di Padre Benolli, ho capito che tutto aveva origine nel rapporto con i miei genitori e soprattutto con mia madre. Mi sono fatta carico di queste sofferenze e dopo un serio impegno nel cammino sono guarita: oggi continuo il cammino!” Ma la guarigione è autentica solo se sfocia nella missione: Claudia si impegna nelle Comunità di Sviluppo di Vita e Missione e qualche mese fa, durante un incontro, una mamma di otto figli si aprì sulla propria sofferenza e sul fatto che le era stato appena diagnosticato un cancro alla tiroide, senza saperlo proprio come Claudia, la quale si è sentita chiamata alla carità verso questa donna. Oggi Claudia la sostiene nel suo cammino di sviluppo di vita e missione, verso la guarigione dell'anima e del corpo.”

In una realtà apparentemente normale quale quella urbana della grande capitale argentina, si nascondono sofferenze personali e familiari che né una falsa spiritualità né la buona volontà aiutano a risolvere. La conoscenza dell'inconscio, come proposta da P.Angelo Benolli nei suoi libri, diventa un faro nella notte della disperazione e della solitudine.

Come nella storia di Graciela, oggi diventata volontaria della missione di Lourdes Solidale-Buenos Aires.
“Apparentemente conducevo una vita felice, anche se avevo una personalità sofferente e nostalgica; all'improvviso qualche tempo fa arrivarono gli attacchi di panico. Parlando con mia madre, scoprii per la prima volta che fui il frutto di un mancato aborto: ne rimasi sconvolta e la mia malattia peggiorò. Ricordo che, nonostante la mia famiglia fosse atea, io da bambina cercavo Dio in tutti i modi. Ora che nessuno mi poteva aiutare, neanche i medici, mi sono rivolta a Dio come ultima speranza e mi sono arrabbiata con Lui. Allora ho conosciuto per la prima volta l'Amore del Padre e l'aiuto dei sacerdoti della parrocchia: mi sembrò quello il vero il momento della mia nascita. Da lì ho sentito di non aver più bisogno di nessuno e di niente, mentre prima mendicavo amore ed attenzione. In quel momento entrò nella mia esistenza Italia Solidale ed i libri di Padre Benolli, di fronte ai quali provavo rifiuto, credendo di conoscere già l'amore di Dio. Ma non mi sono arresa e dopo la quarta lettura di “Uscire da ogni inganno” iniziai a vedere quanti condizionamenti avevo dentro di me. In quei mesi successe di tutto: mio marito e la mia unica sorella morirono, i miei due figli si ammalarono. Mi sentivo sola, ma percepivo la presenza di Dio: mi resi conto che dovevo effettuare il distacco da tutti, perché ero sempre stata molto dipendente soprattutto dai familiari, cercavo sempre soluzioni per gli altri, perdendo le mie energie e facendo male agli altri, soprattutto ai miei figli verso i quali ero molto protettiva e che sono cresciuti molto deboli. In questo abisso iniziai a fare passaggi nuovi, a sentire la mia forza unita a Dio, senza persone intorno. Approfondii la parte del libro con le energie personali ed iniziò un cambiamento lungo e difficile, reso concreto dalle mie testimonianze e dall'impegno missionario nelle altre comunità di Sviluppo di vita e missione. Dalle comunità ho ricevuto tantissimo, sperimentando l'Amore di Dio, l'unico che consente il distacco e la guarigione per arrivare alla vera libertà.

Tra le testimonianze del primo giorno anche quella commossa e commovente dell'afro-colombiana Maria. Gli Afro-colombiani, che rappresentano oggi un terzo della popolazione della Colombia, sono i discendenti degli schiavi africani deportati qui per lavorare le piantagioni dei coloniali europei. La loro è una storia fatta di violenze e sangue, che ancora oggi rimane scritta e si perpetua nell'inconscio di queste persone, che pure hanno conservato una vitalità e una dignità enormi. La loro sofferenza è ancora oggi alimentata da una discriminazione che continua a livello sociale e nell'esclusione da diritti elementari, quali il diritto alla salute.

“Sono sempre stata molto chiusa e sofferente per i tanti traumi subiti fin da bambina. Mio marito mi maltrattava pesantemente, soffrivo moltissimo e ferivo tanto anche il mio bambino di cinque anni. Dopo aver incontrato Italia Solidale tutto è cambiato e leggendo il libro di Padre Benolli ho capito che era possibile vivere in un altro modo. Al secondo incontro nella Comunità di Sviluppo di Vita e Missione della mia area, mi sono inginocchiata chiedendo a Dio di aiutarmi a non ferire più mio figlio; nell'incontro successivo mi sono confidata e ho trovato anche la forza di affrontare mio marito: lui non ha capito e ci siamo divisi. La comunità mi ha aiutato molto, facendomi ritrovare il rapporto con Dio e la capacità di relazionarmi con gli altri: questo non è facile quando si è abituati a essere trattati male. Cinque anni fa, dopo la separazione da mio marito, subii un grave incidente alla gamba per il quale i medici mi dicevano che non avrei più camminato. Diventai triste e chiusa, ma imparai a pregare veramente, facendolo giorno e notte nel mio letto, con la certezza che sarei guarita. Iniziai a muovermi prima con le stampelle e poi con il bastone, anche se non potevo camminare e lavorare. Poche settimane fa, continuando a pregare, sono guarita, come avevo sempre saputo! Ora sono qui, emozionata e felice di stare tra voi, e sono riuscita anche a perdonare mio marito. Ringrazio con tutto il cuore Dio e Padre Angelo, ma anche la mia Comunità che mi ha aiutato moltissimo.”
Queste sono alcune delle testimonianze iniziali del meeting, alle quali seguiranno molte altre nei prossimi giorni, alternate agli approfondimenti sulla nuova cultura di sviluppo di vita e missione, proposti da P.Benolli e dai volontari di Italia Solidale.
E' anche possibile seguire la diretta video del meeting.

Giuseppe Stabile - Daniela Gurrieri



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Approfondimenti : 21-26 Giugno 2010, Popayan - Cauca - Colombia
Wednesday, 09 June 2010 00:00

MEETING INTERNAZIONALE DI
“SUD AMERICA SOLIDALE – ITALIA SOLIDALE – MONDO SOLIDALE”
Dal 21 al 26 Giugno 2010 - Popayan, Cauca, Colombia


“L’io potenziale, base dell’amore di Dio Padre che, in Cristo, dà luce e capacità di
risolvere i condizionamenti secolari del non amore e così permanere nello
Spirito Santo, in una completa Eucarestia con ogni fratello.”

Da ormai molti anni migliaia di bambini, persone, famiglie e comunità sono sostenute nelle missioni di Italia Solidale in Sud America attraverso il cammino di sviluppo di vita e missione, un’esperienza che permette d’incontrare l’amore di Dio, ritrovare sé e l’amore agli altri, fuori da ogni assistenzialismo o dipendenza. Lo testimoniano le oltre 4.000 famiglie che oggi partecipano attivamente alla realtà di Sud America Solidale, grazie anche al prezioso contributo di altrettanti volontari donatori italiani che participano sin dal 1992. 

Il meeting è organizzato in comunione con l’Arcivescovo di Popayan S. E. Rev.ma Mons. Ivan Marin Lopez e i volontari missionari e laici delle 20 Missioni di Italia Solidale in America Latina. Lo scambio profondo dei contenuti e delle esperienze sarà guidato da P. Angelo Benolli O.M.V. e vedrà anche la partecipazione di rappresentanti dei volontari di Italia Solidale, di India e Africa Solidale e degli olte 20.0000 volontari donatori italiani, tutti testimoni, assieme ai volontari di Sud America Solidale, della necessità ed efficacia di questa proposta culturale e missionaria unica.

Il prossimo meeting di Popayan prosegue il percorso del “IV Meeting Intercontinentale di Italia Solidale – Mondo Solidale” (Nago – TN -Italia 15/ 22 Aprile 2009), che si è svolto sotto il Patrocinio del Pontificio Consiglio della Cultura e che ha visto la partecipazione di 400 rappresentanti delle 108 Missioni di Italia Solidale in tutto il mondo. A Nago, il valore e la necessità mondiale dell’esperienza di sviluppo di vita e missione sono emersi in tutta la loro portata ed è nata l’esigenza di approfondire e incarnare l’efficacia della cultura e della prassi missionaria di “Italia Solidale – Mondo Solidale” nella specifica realtà di ogni continente. Già si sono svolti i meeting internazionali di Africa Solidale (Tanzania 5/15 luglio 2009) e di India Solidale (5 - 9 Gennaio 2010 in Kerala). La presenza viva di Padre Angelo e il confronto tra i partecipanti, ha permesso di approfondire e sviluppare ancora di più questa esperienza con benefici enormi per la missione mondiale. Anche questo meeting internazionale di Popayan sarà un momento importante in questo cammino di chiesa ecumenica.

Per approfondire i contenuti culturali del movimento missionario di “Italia Solidale – Mondo Solidale” si rimanda al documento di Sintesi antropologica, scritturale, scientifica della nuova Cultura di “Italia Solidale – Mondo Solidale” scritto da Padre Angelo Benolli in preparazione del Meeting Intercontinentale di Nago e ai suoi libri.



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Approfondimenti : Franco Scaglia, Presidente di RAICINEMA, ospite del Corso Mass Media
Monday, 24 May 2010 00:00

DAGLI ANNI DEI SOGNI ALL’INERZIA DELL’ANIMA

Franco Scaglia, Presidente di RAICINEMA, al nostro Corso-Laboratorio “La persona e i mass media” parla a noi giovani della sua esperienza personale e della necessità di trovare risposte valide di fronte ad un mondo – specie in quello dei media – che con la sua “profonda devianza” ci fa perdere la nostra anima e la voglia di lottare per essa.

Il principio di inerzia afferma che un corpo permane nel suo stato di quiete o di moto rettilineo uniforme a meno che non intervenga una forza esterna a modificare tale stato. Ed è proprio così che Franco Scaglia, presidente di Rai Cinema, intervenuto lo scorso venerdì a Italia Solidale, nell’ambito del laboratorio “La Persona e i Mass Media”, giunto quest’anno alla sua quarta edizione, descrive la nostra società attuale. Tra i tanti temi affrontati durante l’interessantissimo incontro, quali la sua storia da giornalista in Italia dagli anni ‘70, in paesi di guerra, come produttore cinematografico poi, Scaglia nella realtà attuale ricalca molto la componente personale, parlando di “inerzia dell’anima”. Quella che viene da dentro, anche se non per colpa, proveniente da sofferenze prima di tutto in famiglia, poi sul lavoro e nei mass media. Per far comprendere meglio a noi giovani, inizia a parlarci della sua storia. “Quando ero giovane se avevi un minimo di valore personale, avevi la possibilità di diventare un giornalista, con tanto di stipendio, di cose da dire e la possibilità per farlo; poi la gioia di tornare a casa, per me, quel tempo dedicandomi alla lettura, e poi la sera, prima del riposo, c’era anche il tempo di coltivare la propria spiritualità”. Invece adesso ci ritroviamo con lavori che, semmai si trovano, hanno perso il loro significato, famiglie divise, e la televisione che fagocita il tempo e le energie della sera con tutto il contrario di ciò che è etico, morale e professionale. Il risultato è questa grave situazione in cui il modello economico vince sulla persona, sulla sua anima, rendendola inerte.

Il Dott. Scaglia ci ha anche raccontato di come questo male si insinua a partire dai più puri, dai più indifesi, dai più malleabili: i bambini. In una delle sue esperienze all’estero, a Gerusalemme, ha visto come, a partire dalle scuole, i bambini palestinesi e israeliani vengono divisi, impedendone la reciproca conoscenza e accettazione; o come i bimbi palestinesi vengono cresciuti a pane e odio portati a visitare da soli, senza le madri, i padri carcerati nel deserto. “Il bambino – aggiunge il presidente di Rai Cinema – viene sempre deviato da qualcosa che gli arriva addosso, colpendolo e lasciandogli dentro grandi ferite”. E per fare esperienza di questo non c’è bisogno di andare a Gerusalemme. È su questo che Scaglia ci ha ringraziato, dicendo che “i gruppi come il nostro hanno una profondissima utilità morale”, perché, come ha poi sottolineato P. Angelo Benolli, presidente e fondatore di Italia Solidale presente all’incontro, partiamo dal bambino, dalla Creazione in ognuno di essi, ed entriamo nelle ferite inconsce per rispondere in modo risolutivo a tutto questo male, provocato da tanti inganni e falsità secolari di mancanza di cultura rispettosa della vita e del suo ordine creato da Dio. “L’inerzia – ha concluso Scaglia – è figlia di questo mondo. E siete voi giovani che, uscendo dalla vostra inerzia e battendo i pugni, dovete far aprire le braccia a quel mondo e riportare la vita al suo posto”. Ma come si può uscire e far uscire dall’inerzia, o da quell’essere “Poltiglia e mucillaggine” come il Censis ha definito la società italiana? Durante l’incontro P. Angelo ha accennato alla sua esperienza di cinquant’anni a sostegno di persone di ogni tipo, grazie alla quale ha potuto finalmente trovare una cultura che parte dalla vita, la coglie nella sua meravigliosa essenza, e traccia il cammino per arrivare a recuperarla, rispettarla e viverla in pienezza. Una cultura che aiuta concretamente ciascuna persona a risolvere i mali inconsci personali, per poi vedere, affrontare e risolvere anche i mali esterni.
Anche per noi giovani è una grande chiamata. Questi contenuti di vita ci sono, le energie e la voglia di comunicarli pure…..le necessità di tanti giovani come noi ce lo impongono...non possiamo più aspettare.

Sara Pietropaoli giovane tutor al corso “La persona e i mass media”

Approfondimenti : FRANCO SCAGLIA, Presidente di RAICINEMA, ospite del Corso Laboratorio La Persona e i Mass Media
Thursday, 13 May 2010 00:00

 FRANCO SCAGLIA, Presidente di RAICINEMA, ospite del Corso Laboratorio La Persona e i Mass Media

Venerdì 14 maggio FRANCO SCAGLIA, Presidente di RAICINEMA sarà ospite del "Corso Laboratorio La Persona e i Mass Media". L'incontro, che avrà inizio alle ore 18,30, sarà un confronto sui temi cari al Laboratorio e sempre più attuali, come il rapporto Persona-Mass Media in una società come quella Italiana sempre più sofferente nello spirito e nel corpo, definita dal Censis "Poltiglia e mucillagine" a significare la grave perdita di identità e carattere delle persone e il grande senso di disorientamento culturale in cui siamo immersi. Questi incontri, come tutti gli altri delle precedenti edizioni, si prefiggono non solo di fare un'analisi, ma anche di tracciare un possibile percorso, nel confronto con gli innovativi contenuti culturali di Italia Solidale, perchè i mass media possano davvero essere uno strumento a servizio dell'uomo, non contro di esso.

 

Approfondimenti : Pillola abortiva, legge 194… ma NOI come la mettiamo con la VITA?
Thursday, 13 May 2010 00:00

Pillola abortiva, legge 194…

ma NOI come la mettiamo con la VITA?



Sono a casa, perché malata con l’influenza virale intestinale che ha mietuto anche me tra le sue migliaia di vittime. Riesumata dal letto decido di fare zapping in tv per non rimanere del tutto tagliata fuori da ciò che succede nel mondo. E cosa succede? Accendo il canale 2 e trovo parlamentari, dottoresse e donne varie dello spettacolo che parlano di 2 fatti principali, inconsapevolmente messi a confronto:
- una donna muore dando alla luce 2 bambini gemelli durante il parto;
- nello stesso tempo un’altra donna prende per la 1° volta in Italia la pillola abortiva RU 486 a Bari.
Tutta la trasmissione è incentrata sul fatto che seppur la legge preveda che la pillola abortiva sia presa in ospedale con 3 giorni di degenza, la donna in questione invece ha firmato ed è tornata a casa. Questo getta tutti nel panico: non sarà assistita nel momento di “espellere il corpo estraneo”, come farà da casa a sapere se il suo utero sia completamente “disabitato dal corpo estraneo”... cioè dal bambino. E poi ancora si chiedono: “per la donna è meno doloroso andare sotto i ferri o prendere la pillola?”, “in America già da anni preferiscono la pillola abortiva così non deve fare l’anestesia”!
E già, perché effettivamente quando si porta un esserino nuovo in grembo, sapendo che questo dovrà perire, il problema della donna effettivamente è proprio come soffrire corporalmente di meno!!
Tutto ciò ad un certo punto mi provoca dei profondi brividi alla schiena e anche agli intestini, e subito comprendo che non è l’influenza che torna a colpirmi, ma ciò che lo provoca è l’assoluta mancanza di rispetto, il grande materialismo e la freddezza e superficialità con la quale parlano della morte di una nuova vita come se tutto ciò fosse una bazzecola!
Nessuno si sofferma a parlare di quella ferita indelebile e invisibile che per sempre si cucirà addosso all’anima e al cuore di quella donna, che solo lei e Dio sapranno quanto ancora in futuro la farà soffrire. Quella è l’anestesia più brutta, non sentire più la tua anima e la tua vita pulsarti dentro. Ma di questo certo non si parla, altrimenti si potrà essere tacciati per moralisti, religiosi, o per carità: cristiani.
Il fatto è, che non c’entra essere cristiani o non cristiani, il fatto è riconoscere o non riconoscere la vita che di fatto c’è e che non l’abbiamo creata noi umani.
Nessuno sa le motivazioni e i drammi profondi che hanno portato la donna di Bari ad usufruire di questa pillola che elimina, di fatto, la vita da dentro il suo ventre e nessuno la giudica, neppure io, che ho appena 27 anni ma che di bambini riportati alla vita ne ho visti e ne vedo tanti ogni giorno.
La questione quindi, non è la pillola abortiva o andare sotto i ferri, non è la degenza o la non degenza all’ospedale, la questione è: siamo al giorno d’oggi in grado di rispettare e servire la VITA dentro e fuori di noi, per come è?
La vita o si vive o si paga, è già scritta in noi ed è fatta per essere goduta nel suo ordine e nelle sue leggi naturali. Niente deve essere inventato o creato dall’esterno, Dio ha già messo tutto dentro di noi, va solo visto, servito e tirato fuori. La vita non è come noi la pensiamo, è così come è, e se non la si serve, non la si gode e sempre la si paga.
Inoltre le cellule nervose registrano tutto ciò che si sperimenta e non cambiano, quindi tutto il passato, anche l’aborto e altro, inconsciamente è sempre presente, e sempre disturba il proprio carattere, il sesso, i nervi, il corpo e la mente. Se oggi in Italia il 50% delle famiglie si divide, e il 50% ormai ha dentro di se il cancro è perché si crede di vivere senza il rispetto della vita o addirittura con l’uccisione di un bambino.
Alessia Parisi
volontaria di Italia Solidale - Mondo Solidale