Audio della parola del giorno : letture della settimana
Martedì, 15 Novembre 2011 00:00
Commento di Padre Angelo Benolli alle Letture del giorno

Viviamo in un tempo dove non c’è carattere, che è l’unico modo per vivere nello Spirito e Verità.



"Come sempre anche le letture sono fondamento alla realtà. E’ un grande richiamo a restare con Dio, staccati dagli uomini. E’ una testimonianza perche Eleàzaro pensa ai giovani. O sei Chiesa, persona con Dio, ogni momento o sei sempre contro di te, contro Dio e gli altri. Zaccheo cercava. Gesù vede l’amore, vede che cerca e va a casa sua. Il Signore vuole la relazione con ognuno di noi. E’ Dio che sceglie noi, ma quando siamo come Zaccheo. Quindi c’è Dio, c’è l’uomo che cerca Dio e in questo incontro fa subito la carità. Senza la carità non si risolve nulla. Abramo, per stare con Dio, è disposto a far fuori il figlio. Gesù per stare con Dio dà il corpo e il sangue. Cosa facciamo noi? Preghiamo per gli italiani e per Monti; anche noi siamo in mezzo ai mali ed è necessario stare nello Spirito che è vita, non soltanto per vedere, ma per scacciare i diavoli, parlando lingue nuove e guarendo ogni malattia, dello spirito e del corpo".


Ascolta l'Audio: «Il Figlio dell'uomo era venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto».

("2Mac 6,18-31", "Lc 19,1-10", 15/11/2011 - Durata ca 13 min - Peso ca 12Mb).

Vai all'archivio

"Come fare a calare questi contenuti nella nostra esistenza? La nuova cultura di vita che viene fuori dai 52 anni di esperienza sacerdotale, scientifica, antropologica e missionaria, di Padre Angelo Benolli, ci offre gli strumenti per entrare nella nostra storia e fare questo cammino. Vi invitiamo a leggere i suoi libri o a contattarci".



Letture della data: 15/11/2011

Prima Lettura
Lascerò ai giovani un nobile esempio, perché sappiano affrontare la morte per le sante e venerande leggi.

Dal secondo libro dei Maccabèi In quei giorni, un tale Eleàzaro, uno degli scribi più stimati, uomo già avanti negli anni e molto dignitoso nell'aspetto della persona, veniva costretto ad aprire la bocca e a ingoiare carne suina. Ma egli, preferendo una morte gloriosa a una vita ignominiosa, s'incamminò volontariamente al supplizio, sputando il boccone e comportandosi come conviene a coloro che sono pronti ad allontanarsi da quanto non è lecito gustare per attaccamento alla vita. Quelli che erano incaricati dell'illecito banchetto sacrificale, in nome della familiarità di antica data che avevano con quest'uomo, lo tirarono in disparte e lo pregarono di prendere la carne di cui era lecito cibarsi, preparata da lui stesso, e fingere di mangiare le carni sacrificate imposte dal re, perché, agendo a questo modo, sarebbe sfuggito alla morte e avrebbe trovato umanità in nome dell'antica amicizia che aveva con loro. Ma egli, facendo un nobile ragionamento, degno della sua età e del prestigio della vecchiaia, della raggiunta veneranda canizie e della condotta irreprensibile tenuta fin da fanciullo, ma specialmente delle sante leggi stabilite da Dio, rispose subito dicendo che lo mandassero pure alla morte. «Poiché - egli diceva - non è affatto degno della nostra età fingere, con il pericolo che molti giovani, pensando che a novant'anni Eleàzaro sia passato alle usanze straniere, a loro volta, per colpa della mia finzione, per una piccola e brevissima esistenza, si perdano per causa mia e io procuri così disonore e macchia alla mia vecchiaia. Infatti, anche se ora mi sottraessi al castigo degli uomini, non potrei sfuggire, né da vivo né da morto, alle mani dell'Onnipotente. Perciò, abbandonando ora da forte questa vita, mi mostrerò degno della mia età e lascerò ai giovani un nobile esempio, perché sappiano affrontare la morte prontamente e nobilmente per le sante e venerande leggi». Dette queste parole, si avviò prontamente al supplizio. Quelli che ve lo trascinavano, cambiarono la benevolenza di poco prima in avversione, ritenendo che le parole da lui pronunciate fossero una pazzia. Mentre stava per morire sotto i colpi, disse tra i gemiti: «Il Signore, che possiede una santa scienza, sa bene che, potendo sfuggire alla morte, soffro nel corpo atroci dolori sotto i flagelli, ma nell'anima sopporto volentieri tutto questo per il timore di lui». In tal modo egli morì, lasciando la sua morte come esempio di nobiltà e ricordo di virtù non solo ai giovani, ma anche alla grande maggioranza della nazione.
(2Mac 6,18-31)

Salmo Sal 3
RIT: Il Signore mi sostiene.

Signore, quanti sono i miei avversari! Molti contro di me insorgono.
Molti dicono della mia vita: «Per lui non c'è salvezza in Dio!».
Ma tu sei mio scudo, Signore, sei la mia gloria e tieni alta la mia testa.
A gran voce grido al Signore ed egli mi risponde dalla sua santa montagna.

Io mi corico, mi addormento e mi risveglio: il Signore mi sostiene.
Non temo la folla numerosa che intorno a me si è accampata.

Acclamazione al Vangelo
Alleluia, alleluia. Dio ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati. Alleluia.

Vangelo
Il Figlio dell'uomo era venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto.

Dal Vangelo secondo Luca In quel tempo, Gesù entrò nella città di Gèrico e la stava attraversando, quand'ecco un uomo, di nome Zacchèo, capo dei pubblicani e ricco, cercava di vedere chi era Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, perché era piccolo di statura. Allora corse avanti e, per riuscire a vederlo, salì su un sicomòro, perché doveva passare di là. Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: «Zacchèo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua». Scese in fretta e lo accolse pieno di gioia. Vedendo ciò, tutti mormoravano: «È entrato in casa di un peccatore!». Ma Zacchèo, alzatosi, disse al Signore: «Ecco, Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto». Gesù gli rispose: «Oggi per questa casa è venuta la salvezza, perché anch'egli è figlio di Abramo. Il Figlio dell'uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto».
(Lc 19,1-10)