Approfondimenti : Violenze in Sudan
Wednesday, 18 December 2013 00:00
“Solo una nuova cultura di vita può salvare dalla guerra”
Circa 500 persone uccise e più di 800 ferite nelle violenze scoppiate a Juba dalla notte del 15 dicembre dopo tentato colpo di stato

 

Testimonianza di Martin, un volontario di Isohe Solidale – Italia Solidale, in mezzo alle violenze che stanno scoppiando in questi giorni in Sud Sudan

“Il Sud Sudan è la nazione più giovane del pianeta, nata nel 2011 a seguito della separazione dal Nord, dopo una lunghissima e terribile guerra durata oltre 60 anni.
All’inizio tutti credevano che questa indipendenza avrebbe portato pace, stabilità e speranza. Ora, dopo 2 anni e a seguito delle violenze scoppiate in questi giorni per via del colpo di stato, è sempre più chiaro che la gente è confusa. A Juba oltre 500 persone sono state uccise e gli ospedali sono stracolmi di feriti. Le famiglie sono smembrate, i bambini scappano da una parte, gli adulti cercano rifugio da altre parti, molti sono dispersi. La gente non capisce veramente cosa stia succedendo.
Il Sud Sudan ha ancora la capacità della dignità umana così come Dio l’ha data. Lo dimostra il fatto che da soli siamo usciti da una guerra terribile durata 60 anni. Ma non basta volere la dignità. E’ necessario qualcosa di nuovo, qualcosa che non abbia nulla di violenza, che non siano i soliti discorsi, che non siano “aiuti materiali”, che non siano “cose da fare”. La gente vuole conoscere se stessa e tornare a Dio. Il colpo di stato non è della gente e non è per la gente, sono solo lotte di potere che ricadono poi sulla gente. La gente è povera, ma non ha bisogno di cose materiali ma di spirito. Ma se non conosci chi sei, come fai a tornare allo spirito? Se non c’è una cultura nuova, la gente cade inevitabilmente nel vecchio, nel tribalismo, nelle culture ancestrali del clan, della poligamia. In Sud Sudan, la gente dipende dal clan, dalla politica, dai soldi, dalla scuola, dalle cose materiali. Anche la spiritualità deve cambiare. Basta con le cose vecchie e ripetute. Qui, tanti si professano cristiani, ma in realtà ognuno si fa la religione a misura sua. Tutti si riempiono la bocca di Dio, predicano nelle chiese e per strada, ma non c’è nessun rispetto della persona umana, nessuna umiltà per permettere a Dio di operare, è una religione di precetti tutta sugli uomini, nessuno ama veramente le persone e le porta insieme a ricostruire la propria vita e una vita sociale. Ci salveremo solo se usciamo dalle vecchie culture e dal modo vecchio di avvicinarsi a Dio (tutta quella spiritualità del “siate bravi e buoni”, “Dio provvede”, “accetta le sofferenze di adesso perché servono per l’al di là”, ecc.).

Io e tutta la gente di Isohe Solidale – Italia Solidale, insieme alle famiglie delle altre 4 missioni solidali del Sud Sudan (Juba, Torit, Kaya, Terekeka), sentiamo che la nuova cultura che è stata seminata da P.Angelo Benolli nel mondo è l’unica cosa che serve. Se questa nuova cultura che entra in ogni persona si pianta e prende radice nelle persone, le cose cambiano. Altrimenti moriamo, non perché ci tirano le bombe addosso o ci fucilano, ma perché siamo già morti dentro. Ringraziamo profondamente P.Angelo perché con la nuova cultura che ha messo in piedi e che sta prendendo radice nelle persone più umili di tanti luoghi del mondo, la vita di tante persone, famiglie e comunità sta già radicalmente cambiando. Come dice P.Angelo, riprendendo la testimonianza di Gesù, la soluzione è solo ritrovare Dio con la persona e la persona con Dio. Senza dipendere da nessuno. Per questo è necessario fare tutto un cammino nel proprio inconscio e nella propria storia, per vedere dove sono incrostate tutte le dipendenze, tutte le riduzioni e tutte le violenze fino a liberarci da ogni condizionamento e riuscire a ben amare e ben lavorare.
In Sud Sudan, siamo già centinaia di famiglie in 5 missioni che stanno ritrovando se stesse, Dio e l’amore tra loro, per i loro bambini e per gli altri grazie alla nuova antropologia. Stiamo facendo comunità per questo, stiamo fuori da tutte le strutture, dalle organizzazioni, con l’aiuto dei volontari donatori facciamo attività che ci producono un reddito e con questo manteniamo i nostri bambini e stiamo fuori dai giri delle multinazionali e dai lavori dipendenti che non rispettano mai la persona. E stiamo aiutando anche bambini in tutto il mondo.
In questi giorni, le ONG chiudono gli uffici e fuggono fuori dal paese. Noi continuiamo il nostro cammino, siamo sempre più certi che la strada è di rafforzare il nostro carattere in Dio, siamo in comunione con Italia Solidale i cui volontari sono sempre collegati con noi e siamo profondamente grati ai nostri cari volontari donatori che rimangono con noi. Continuiamo a pregare per voi affinché facciate pienamente esperienza personale di Natale come la Madonna”.

 

Martin Lovitok, Isohe Solidale – Italia Solidale

 

Questa toccante testimonianza si collega all’approfondimento fatto da P.Angelo Benolli questa mattina durante la Messa sulle Sacre Scritture del giorno che ci preparano al Natale. Alla luce dell’antropologia di sviluppo di vita e missione, possiamo cogliere la meraviglia dell’anima della Madonna e dell’anima di San Giuseppe e perché Dio è potuto intervenire con loro e dare alla luce suo Figlio Gesù tramite lo Spirito Santo.
Possiamo inoltre cogliere cosa significa per ciascuno di noi e quanto sia necessario arrivare a fare Natale. Vi invitiamo caldamente ad ascoltarlo qui sul sito, così come vi invitiamo a leggere tutti i libri di P. Angelo Benolli.

 

Daniela Fortini, volontaria di Italia Solidale per le missioni del Sud Sudan.