Approfondimenti : “Il Kenya ti colpisce e ti entra nell’anima”
Martedì, 24 Settembre 2013 00:00

“Il Kenya ti colpisce e ti entra nell’anima”

In questi giorni sotto attacco terroristico, ma non è il primo. E’ necessaria una antropologia che riporta la persona a ritrovare se stessa, Dio e gli altri

 

Il Kenya è un paese meraviglioso. Ho avuto la gioia e la grazia di visitarlo più volte e di incontrare e partecipare alla vita di migliaia di bambini, famiglie e comunità che collaborano nelle missioni di Kenya Solidale – Italia Solidale. Non è facile esprimere in poche righe l’immensità di vita e amore che ho ricevuto da queste grandiose persone.
Perché il Kenya, così come tanti paesi del Sud del Mondo, ti colpisce e ti entra nell’anima.
Gli occhi dei bambini sono pieni d’amore, le donne hanno una forza d’animo impressionante, gli uomini sono una potenza della natura. Hanno una cultura millenaria ricchissima. Ho avuto l’onore di incontrare tante tribù (masai, turkana, akamba, kikuyo, pokot, kalenijn e altre) che mi hanno insegnato più che in molti anni di corsi universitari. Il territorio è in buona parte fertilissimo e ricchissimo. Nello stesso tempo in Kenya ci sono e si vivono innumerevoli sofferenze.
In questi giorni è sotto i riflettori della stampa internazionale il terribile assalto terrorista in uno dei più rinomati centri commerciali della capitale Nairobi. Purtroppo in Kenya non è il primo atto di violenza. Si susseguono continuamente attacchi, scontri, agguati che hanno alla base divisione tribale, religiosa, economica.

Un rapporto delle nazioni unite di qualche mese fa evidenziava come nel paese africano in soli 12 mesi sono state uccise più di 400 persone e 112.000 sono profughi per motivi tribali. Poi a Nairobi, Mombasa, Garissa, Moyale e in molte altre città ci sono stati attentati e assalti a Chiese, stazioni autobus, luoghi turistici, ristoranti compiuti da terroristi di matrice islamica. L’assalto plateale che si sta consumando in questi giorni è solo l’ultimo atto e che ha avuto risvolti internazionali anche perché ha colpito un luogo nevralgico frequentato anche da molti stranieri.
Terrorismo, lotte tribali, violenze criminali… apparentemente non c’è un collegamento. In realtà guardando la realtà più profondamente si può vedere come tutti questi avvenimenti hanno una radice comune.
In Kenya si percepisce una grande e profonda divisione tra quello che il paese potrebbe essere e quello che poi realmente è. Una profonda divisione tra la ricchezza immensa dei bambini, degli uomini, delle donne, delle loro culture, delle loro risorse e quello che poi realmente si vive e si sperimenta. Una divisione profonda che inficia la grande meraviglia e le grandi potenzialità di questo straordinario paese africano e della sua popolazione.
Una divisione che come conseguenza ultima genera il terrorismo, la violenza estrema, la guerra ma che ha però origini molto più profonde e che riguarda ogni singola persona in Kenya e nel Mondo.
Ogni persona infatti, pur essendo creata da Dio completamente viva, vera, gioiosa, indipendente per ben amare e ben lavorare in completa unità con Lui, in realtà incontra tutto il contrario rispetto alla sua dignità e questo sempre divide da Dio e quindi anche da noi stessi e dagli altri. Divisone che non è mentale ma registrata inconsciamente in noi che, pur volendo amare, la viviamo e sperimentiamo nella nostra vita, con nostra moglie o marito, con i nostri figli, con la nostra comunità. Siamo continuamente divisi.
Questo è quello che ho avuto modo di sperimentare in Kenya dove ho visto tanta forza ma anche tanta sofferenza e morte. Ho visto la divisione negli uomini che da una parte hanno una forza immensa e dall’altra sono violenti e dipendenti da alcol; nelle donne che impressionano per il loro carattere ma poi sono succubi e dipendenti dagli uomini, nelle famiglie spesso fondate nella non relazione e piene di violenza; nei bambini che da una parte sono straordinariamente pieni di vita ma dall’altra molto sofferenti per tutto quello che sono costretti a vivere. In Kenya ogni anno muoiono nel corpo 108.000 bambini con meno di 5 anni. 300 al giorno! Molti altri muoiono nello spirito. Una vera tragedia! Questa divisone da Dio e da sé stessi crea inevitabilmente anche passività e dipendenza, incapacità di credere nelle proprie potenzialità e quindi non si riesce a ben amare e a ben lavorare. Questo è quello che provoca sofferenza e disperazione nel paese, questo è il motivo profondo della morte dei 108.000 bambini, qui è dove guadagna terreno il tribalismo e dove i movimenti terroristici trovano le loro truppe.
Davanti a questa terribile realtà si è cercato in molto modi di intervenire. Il Kenya è uno dei paesi africani più aiutati dalle Nazioni Unite, dalle ONG laiche e religiose, da organizzazioni politiche nazionali e internazionali, etc. Ma la situazione in Kenya non è cambiata e la realtà dimostra che è addirittura peggiorata. Lo dimostrano i tristi numeri dello stesso ONU che afferma che in Kenya nel 1990 morivano 97.000 bambini mentre nel 2011, nonostante i tanti aiuti sono morti 108.000 bambini. Un concreto e visibile fallimento.
Perché davanti a questa immensa realtà, non si può intervenire con la sola buona volontà o con tanto impegno, ma è necessaria una vera e nuova proposta risolutiva che non può partire dall’alto ma che deve incarnarsi concretamente nella persona e per la persona. Infatti con tanta diabolica divisione è necessaria una antropologia che riporta la persona a ritrovare se stessa, Dio e gli altri per ritornare all’unità nel nostro inconscio con cui siamo stati Creati e con la nostra Croce nella Croce di Cristo come scrive San Paolo “abbattere il muro di separazione, cioè l’inimicizia per creare in se stesso, dei due, un solo uomo nuovo… e riconciliare tutti e due con Dio in un solo corpo, per mezzo della croce, eliminando in se stesso l'inimicizia. Egli è venuto ad annunciare pace a voi che eravate lontani, e pace a coloro che erano vicini. Per mezzo di lui infatti possiamo presentarci, gli uni e gli altri, al Padre in un solo Spirito.” Tutto attraverso un concreto movimento d’amore e di autentica carità. Solo così possiamo essere uniti in noi stessi, con Dio e con gli altri e scacciare tutto i secolari Diavoli inconsci che provocano tanta morte e sofferenza in noi e intorno a noi, specie nei bambini. Costruire così famiglie sane e mature, comunità vive e solidali, società unite nell’amore.

Non è utopia o teoria ma è una antropologia di sviluppo di vita e missione concreta frutto di oltre 55 anni di esperienza di Padre Angelo Benolli e che è ben espressa nei suoi libri e documenti che vi invito ad approfondire e che è una concreta realtà per due milioni di persone nel Mondo.
Solo in Kenya ad esempio, nonostante le mille divisioni e difficoltà, oggi ci sono oltre 4.000 famiglie coinvolte in 18 diversi villaggi. Ognuna di queste famiglie è collegata ad un generosissimo volontario donatore collegato a loro attraverso l’adozione a distanza. Queste famiglie si riuniscono in piccole comunità formate da 5 famiglie, si incontrano settimanalmente ed hanno scambi di contenuto partendo dai libri scritti da Padre Angelo. Con questi contenuti, in Dio, fanno fronte ai tanti Diavoli inconsci che impediscono alla loro vita di essere vissuta in pienezza. Esse ricevono direttamente il contributo inviato dai donatori nei loro conti di comunità, li usano come prestito per attività che generano reddito (agricoltura, pesca, artigianato, piccolo commercio, etc.).
Così attraverso un lavoro creativo si esprimono, hanno un guadagno che utilizzano per i loro bambini e restituiscono il prestito ricevuto a se stessi. Le comunità si incontrano nelle zone formate da 10 comunità. Nelle zone fortificano la formazione in comunione con i volontari di Italia Solidale collegati via Skype ma è anche luogo dove possono avere scambi commerciali tra loro per sperimentare una nuova economia incentrata sulla vita e non su guadagno, profitto e sfruttamento delle risorse umane, ambientali. Per questo nelle zone stanno essi stessi costruendo dei centri di zona.
Queste semplici e umili famiglie, in modo naturale si sono aperte alla carità verso i fratelli sofferenti e hanno esse stesse attivato adozioni a distanza a livello di comunità e di zona per salvare essi stessi i bambini sofferenti attraverso un concreto movimento d’amore. In Kenya e nel Mondo, questa missione sta donando rinascita, dignità, pace, unità, gioia, amore a migliaia di persone che hanno superato profonde divisioni personali, nelle loro famiglie, nelle loro comunità e quindi di conseguenza non si fanno più abbindolare da false culture di morte che spesso sfociano in guerre, violenze, conflitti e terrorismi di varia natura.

Salvare un bambino con Italia Solidale è partecipare a tutto questo. Una missione completamente nuova che umilmente cerca di vedere, di entrare e di risolvere i tanti mali secolari e inconsci che oggi ci dividono da Dio, da noi stessi e dagli altri.

Possiamo partecipare anche noi! Perché le potenzialità divine e le divisioni diaboliche che si sperimentano in Kenya ci sono anche nel nostro meraviglioso paese, dove oggi non ci sono i terroristi che sparano i proiettili ma dove siamo continuamente bersagliati da proiettili invisibili carichi di “non amore” che colpiscono la nostra anima, la nostra identità, le nostre relazioni facendoci lentamente spegnere e cadere in depressioni, dipendenze, malattie.
Diamoci una mano! Non meritiamo tanto male e per grazia di Dio, vi è la concreta possibilità di far fronte a tutti i problemi e tutti i drammi (dal problema personale ai problemi di natura internazionale come quello che sta succedendo a Nairobi) con una nuova Luce, una vera Fede ed una profonda Carità. È quello che oggi serve ad ogni persona. È quello che oggi serve a noi. E’ quello che oggi serve al Mondo! Viva la vita!

 

Davide De Maria (Volontario di Italia Solidale – Mondo Solidale