Approfondimenti : NOTIZIE DALLA REPUBBLICA CENTRAFRICANA
Saturday, 02 August 2014 09:53
“Quarta parte: i bambini vivono e testimoniano la pace!”
In molti casi nelle persone che dovrebbero portare e testimoniare la pace, si percepisce un senso di impotenza dovuti principalmente al fallimento della cooperazione internazionale. Non è una colpa o un giudizio. Sono le stesse Organizzazioni a dirlo. La realtà è che non avendo alla base una cultura di vita che vede, rispetta ed ama la parte più bella e profonda della persona, si ripete un “vecchio” di organizzazione, struttura, assistenza, progetti, buone intenzioni.

 

Carissimi amici, il sole tramonta ed una nuova giornata termina. Torno nella mia stanza con il cuore pieno di amore per questa nuova giornata passata tra i bambini, le persone, le famiglie e le comunità di Bangui Solidale. Bangui è una città internazionale. In questi mesi è abitata oltre che dalla popolazione locale, anche da centinaia di uomini e donne provenienti da tutti i continenti. Ci sono i soldati della forza internazionale delle Nazioni Unite (francesi in testa), c’è l’esercito di operatori umanitari di decine e decine di ONG, ci sono i funzionari delle diverse agenzie delle Nazioni Unite (FAO, UNICEF, PAM, etc…), ci sono decine di religiosi e religiose missionarie (soprattutto italiani) e ci sono gli uomini d’affari stranieri presenti sul posto per mettere le mani sulle risorse del paese nel momento di confusione (americani, francesi, cinesi). Insomma sembra che il Mondo sia tutto a Bangui! Anche se il Mondo non lo sa, visto che della Repubblica Centrafricana nessuno ne parla! Per questo, ho avuto modo di relazionarmi con diverse persone di varie nazionalità. Degli scambi molto ricchi che mi hanno insegnato molto! In particolare nel luogo in cui alloggiamo (un posto molto umile ma dignitoso), abbiamo la grazia di convivere con un gruppo di persone molto varie: c’è Anne Marie funzionario belga dell’ONU; c’è una anziana dottoressa italiana che lavora in Centrafrica da 30 anni ma l’ospedale in cui lavora è stato completamente distrutto e saccheggiato; c’è M. francese ed operatore civile dei servizi di sicurezza; c’è James, keniota, operatore di una ONG internazionale che si occupa di mass media, c’è S., figlio di un noto politico locale, ci sono due ragazzi rwandesi e da oggi anche un ospite indiano. Poi ci sono anche altre persone che penso vivano qui perché costretti ad abbandonare le loro case per motivi di sicurezza. La maggior parte sono delle persone eccezionali e piene di amore e mi hanno donato veramente tanto tanto tanto e li ringrazio perché grazie a loro, ho avuto modo di conoscere e capire meglio tanti aspetti dell’Africa e del mondo della cooperazione internazionale.



In molti casi però, nelle persone che dovrebbero portare e testimoniare la pace, si percepisce, purtroppo, una grande tristezza, un senso di impotenza ed una profonda perdita di speranza dovuti principalmente al fallimento della cooperazione internazionale. Non è una colpa o un giudizio. Sono le stesse Organizzazioni a dirlo. La realtà è che non avendo alla base una cultura di vita che vede, rispetta ed ama la parte più bella e profonda della persona, si ripete un “vecchio” di organizzazione, struttura, assistenza, progetti, buone intenzioni. Nel migliore delle ipotesi tutto ciò porta ad un momentaneo giovamento ma mai ad una vera soluzione dei mali e spesso anche ad un loro peggioramento (perché si innesca un meccanismo di “dipendenza” dall’aiuto e quindi di passività della persona). Il capo di un importante ONG mi ha detto: “in questo paese non c’è più nulla da fare. Ormai si è raggiunto il punto di non ritorno ed una spirale di violenza che è impossibile fermare nonostante i tentativi di accordi di pace. Una delle “forze” in campo dovrebbe fermarsi e capire che musulmani e cristiani dovrebbero vivere insieme. Ma non succederà e quindi ci aspettano altri mesi terribili e la definitiva caduta nel vuoto di tutto il paese che è già enormemente provato. Noi siamo qui per limitare i danni”.
Un giovane medico italiano che lavora con grande coraggio nel paese mi ha ripetuto continuamente: “non fatevi illusioni. Il Centrafrica non cambia. Ogni 4 anni tutto viene raso al suolo e si ricomincia. Io da tanti anni lavoro qui e ciclicamente tutto viene distrutto e si ricomincia…succederà anche stavolta…”. Una bella suora italiana invece, mentre accennavo quello che stiamo facendo a Bangui mi ha detto: “la vita è come il Mondo. Il Mondo gira e pensi di girare con lui… ma alla fine sei sempre allo stesso punto! Il Centrafrica è così… è da 25 anni che sono qui… ma nulla cambia… siamo sempre allo stesso punto”.

Io continuo ad avere il cuore pieno di gioia e quindi di speranza. Credo in Dio e sono certo che ama ogni singola creatura di questo paese e di ogni paese del Mondo. Nessuno è stato creato per soffrire o per stare male. Partendo da Dio e dalla persona nulla è impossibile e tutto risolto! E ringrazio profondamente Dio e Padre Angelo Benolli che in oltre 50 anni di esperienza di vita e missione ha trovato un nuovo modo di vivere, sperimentare e testimoniare la missione che sbaraglia tutto il vecchio fallimentare per farci essere continuamente nuovi e farci vedere continuamente la luce di Dio anche nelle tenebre più buie! La speranza la vedo chiaramente nei bambini! Guardate la foto che ho pubblicato. Sette bambini che giocano e si divertono insieme. Una meraviglia che dalla foto non traspare in pienezza! Una foto normale. Invece in quella foto c’è il futuro! C’è la speranza!

Sono i figli delle famiglie che partecipano nelle comunità di Bangui Solidale – Italia Solidale. Loro o i loro fratelli/sorelle sono adottati a distanza. Tra quei bambini c’è un bimbo musulmano che gioca insieme agli altri. Non riuscirete mai a capire chi è il musulmano! Perché? Perché i bambini sono tutti uguali. Non sono divisi. Non fanno differenze. Sono creati tutti meravigliosamente belli e capaci di amare e felici di essere amati. Se si menano è solo perché uno ha fregato un gioco all’altro e non per motivi religiosi o per divisioni umane (o disumane) che sempre ci portano lontano da Dio, da noi stessi e dagli altri. Quei bambini neanche si chiedono di che religione è l’altro… ma sono liberi in Dio e si relazionano. Quei bambini hanno giocato per ore senza nessun problema o imbarazzo così come i loro genitori partecipano senza nessun problema nelle comunità di Bangui Solidale. Nella missione ci sono delle famiglie musulmane che “fanno comunità” insieme a famiglie cristiane. Tutte uguali. Senza divisioni. Senza differenze. Come i bambini!

La cultura di vita alla base di Italia Solidale ci offre la possibilità di scacciare tutti i mali inconsci che impediscono al bambino che è in noi di esprimersi e di essere pienamente vivo e che quindi costruisce muri di divisione! Nelle comunità di oggi ho incontrato persone che grazie al libro “10 punti di sviluppo di vita e missione” e alla comunità, hanno colto il valore della propria persona e sono arrivati ad amare la loro famiglia!
Ho incontrato Charles che con forza mi ha detto: “se non ci fosse stato Padre Angelo Benolli, avrei ucciso tanta gente. Qualche mese fa i musulmani mi hanno bruciato casa e negozio. Ho perso tutto! Non avevo neanche le scarpe. Avevo già preso il fucile per andare a vendicarmi. Ma la mia comunità è subito venuta in mio aiuto. Mi hanno aiutato nel concreto ospitandomi in casa loro e donandomi vestiti. Ma soprattutto mi hanno aiutato a cogliere il valore della mia persona e dei miei fratelli. Mi sono rifiutato di entrare negli “anti Balaka” (le milizie filo cristiane) ed ho ritrovato la pace. Ora ho colto il valore della persona e non voglio che nessuno soffra. Per questo sto testimoniando a tutti per promuovere le adozioni e dare ad altri bambini la cultura di vita”

Ho incontrato Christine: “In passato tra me e mio marito c’era tanta violenza e sofferenza. Pian piano, grazie a Italia Solidale, ci siamo molto uniti. La guerra è stata una dura prova. Io sono cristiana e mio marito è musulmano. Grazie all’esperienza che insieme abbiamo fatto con Italia Solidale nella nostra comunità, siamo rimasti uniti. Quando sono iniziate le violenze in molti hanno spinto per far “saltare” il nostro matrimonio. Le autorità religiose islamiche hanno detto a mio marito di ripudiarmi ma lui si è rifiutato. Ora anche lui è perseguitato dai musulmani (al momento per mantenere vivo il matrimonio ma innanzitutto se steso si è rifugiato in una nazione confinante).” Christine ha anche promosso un adozione!
Non voglio essere presuntuoso o ideale, ma nonostante il tanto male, vedo che questa è la strada per la soluzione di tutti i mali del Centrafrica e del Mondo. C’è tanta strada da fare ma qualcosa di nuovo è già nato e sta dando i suoi frutti! E sono felice! Oggi sono “solo” 300 le famiglie coinvolte e non tutte con la stessa profondità. Ma sono l’inizio concreto di una epocale rivoluzione d’amore che donerà al paese la pace, il rispetto e la dignità che merita. Come ho scritto nei giorni scorsi, questa esperienza non è solo per i centrafricani. In tutto il Mondo c’è bisogno di essere liberi e veri come i bambini per amare se stessi e gli altri (soprattutto in Italia).

“Gesù chiamò a sé un bambino, lo pose in mezzo a loro e disse: “In verità vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli. Perciò chiunque diventerà piccolo come questo bambino, sarà il più grande nel regno dei cieli. E chi accoglie anche uno solo di questi bambini in nome mio, accoglie me. Chi invece scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino, e fosse gettato negli abissi del mare.” (Matteo 18,1-6)

Gesù prende un bambino e lo mette al centro! Rimettiamo al centro la vita dei bambini. Del bambino che è dentro di noi e che geme finché non trova tutto l’amore che merita e di tutti i bambini del Mondo che ancora soffrono per tanti mali inconsci che provocano morte nel corpo e nello spirito! Solo nella Repubblica Centrafricana, secondo l’UNICEF, ci sono almeno 110.000 bambini che rischiano di morire se non si interviene immediatamente (e aggiungo, in modo nuovo). Rimettiamo al centro la vita dei bambini. Le famiglie e le comunità del Centrafrica lo hanno fatto, riscoprendo il bambino che per creazione è in loro e nei loro fratelli, amando i loro bambini e attraverso la promozione delle adozioni stanno amando tutti i bambini del Mondo (vedi anche capitoli precedenti).

Noi cosa aspettiamo?

Rimettiamo anche noi la vita del bambino al centro. La tua anima aspetta il Mondo ed il Mondo aspetta la tua anima! Fai anche tu l’esperienza di scambio di vita e amore attraverso il nuovo modo di fare adozione a distanza. Se già l’abbiamo fatta, non sentiamoci a posto! Facciamo come le famiglie centrafricane e promuoviamola ai nostri amici, colleghi, parenti, conoscenti.

Ma soprattutto amiamoci facendo anche noi l’esperienza preziosa della comunità! Facciamo comunità come i bambini! Facciamo comunità per cantare, ballare, gioire e amare come i bambini! Ne abbiamo bisogno noi e ne ha bisogno il Mondo!

Viva la vita!

 

Davide De Maria (Volontario di Italia Solidale - Mondo Solidale)