Approfondimenti : NOTIZIE DALLA REPUBBLICA CENTRAFRICANA
Wednesday, 30 July 2014 14:00
"Prima parte: storia di guerra e testimonianza di pace!"
 

 

Carissimi amici, eccomi qua a scrivervi nuovamente dopo un lungo silenzio. Stavolta non vi scrivo dal Kenya ma dalla Repubblica Centrafricana dove insieme a mia moglie Sara, sto visitando le 300 famiglie e 60 comunità che vivono l' esperienza di luce, fede e carità alla base di Italia Solidale. L'esperienza é immensa e non penso di poter testimoniare con le parole quello che la mia anima sta vivendo... ma comunque ci provo rendendovi partecipi attraverso piccolo reportage quotidiano. Per cominciare, due parole sulla Repubblica Centrafricana, perché mentre il Mondo parla giustamente di Ucraina, Gaza... ci sono tante realtà che spesso neanche conosciamo perché nessuno ci aiuta a conoscerle.
La Repubblica Centrafricana è un paese meraviglioso, ma dilaniato da una sanguinosa guerra che in 18 mesi ha provocato la morte di migliaia di persone ed almeno un milione di rifugiati (su 5 milioni di abitanti). L’ONU ha diverse volte dichiarato che in Centrafrica si sta consumando un nuovo ed orribile genocidio. È difficile spiegare le ragioni di questa guerra che ha origini storiche, sociali, culturali, politiche. Il paese è stato per decenni colonizzato dai francesi che hanno mantenuto un controllo del paese anche dopo l’indipendenza. Dal 1960 ad oggi, tutti i 6 presidenti del Centrafrica, sono arrivati al potere attraverso colpi di stato. Ogni presidente, una volta giunto al potere, favoriva la sua etnia, i suoi amici e gli amici degli amici, emarginando tutti gli altri. 18 mesi fa, tutti gli "esclusi" hanno formato una coalizione detta "seleka" (che in lingua sango significa appunto "coalizione"), per prendersi il potere. Questa coalizione è formata da forze ribelli di varia natura ma quasi tutte riconducibili a forze islamiche, ciò perché il precedente presidente ha favorito i cristiani ed emarginato i musulmani. Alle forze ribelli locali, si sono aggiunti dei cospicui contingenti di mercenari provenienti dai vicini paesi islamici come Sudan, Ciad, Nigeria.



 

 

I seleka iniziano una marcia verso la capitale Bangui. La loro avanzata distrugge tutto ciò che incontra. Violenza, abusi, torture, morte, specie contro i cristiani colpevoli di nulla ma solo perché cristiani e considerati nemici e vicini al regime. A marzo 2013 i Seleka arrivano a Bangui e con violento colpo di stato, prendono il potere promettono la pace, ma la situazione ormai é fuori controllo. Continuano i saccheggi, le violenze e atrocità di ogni tipo. L'esercito regolare viene sciolto e ne viene formato uno nuovo, filo seleka. I cristiani per difendersi costituiscono una loro forza armata definita "anti Balaka" solo che la violenza chiama altra violenza ed anche gli anti Balaka cominciano la "caccia" al musulmano. Inizia così una violenta guerra civile, senza esercito ma con due forze contrapposte estremamente violente. Una guerra che é ancora in corso nonostante un accordo per il cessate il fuoco firmato tre giorni fa a Brazzaville, ma in molte zone di Bangui e nel resto del paese la situazione è ancora fuori controllo e si continua a morire (anche ieri sono stati riportati scontri e morti).
Sembrerebbero delle dinamiche locali, ma in realtà sono in tanti interessati alla Repubblica Centrafricana. Per essere esatti, più che alla Repubblica Centrafricana, sono in tanti ad essere interessati ai suoi grandi giacimenti di oro, diamanti, petrolio ed uranio. Da sempre tutte le risorse erano "controllate" dalla vecchia mamma coloniale: la Francia (con annessi amici occidentali come gli USA). Ora però una nuova forza è entrata prepotentemente nella gestione delle risorse: la Cina. Dietro alle forze ribelli Seleka e AntiBaraka ci sono le grandi potenze internazionali che sfruttano le divisioni locali per accaparrarsi le importanti risorse energetiche e minerarie (ad esempio l'uranio é fondamentale per l'energia nucleare e la Francia non ha nessuna intenzione di perderlo). Per questo (più che per motivi umanitari) la Francia, quando ha perso il controllo del paese ha deciso l'invio di circa 3000 soldati transalpini che insieme a soldati di Rwanda, Burundi e Congo formano una forza internazionale di "pace". A questa forza internazionale si sono aggiunti anche altri soldati da Polonia, Spagna, Georgia e la missione ha avuto "l' ombrello" delle Nazioni Unite. Oggi ci sono circa 7.000 soldati stranieri. Saranno 12.000 a settembre.

Tre giorni fa sono arrivato in questo paese. Mentre atterravo, l'aereo ha sorvolato un quartiere di Bangui completamente raso al suolo. Appena metti piede in questa terra, ti rendi subito conto che c'è qualcosa che non va. L' aeroporto attualmente è controllato dall' esercito francese. Usciti dall’aeroporto vi é un immenso campo profughi dove la gente si è rifugiata dopo aver perso tutto. Le strade sono piene di soldati armati fino ai denti, mezzi blindati, sacchi di sabbia che fanno finte trincee dietro alle quali si nascondono soldati. È vietato fotografare i militari, per questo é quasi impossibile fare foto perché difficile trovare luoghi senza eserciti. Le strade sono piene di pick up che sfrecciano. Le ONG presenti sono decine, forse centinaia. In vita mia non ho mai visto una concentrazione così alta di ONG e Organizzazioni Internazionali. Manifesti e poster inneggiano alla pace ed alla unità della nazione, ma il paradosso è che sotto i manifesti e le scritte sulla pace ci sono i soldati armati. Nello stesso tempo c'è la gente che cerca di continuare a vivere. Tutti cercano la pace, ma nessuno fino ad ora ha trovato una strada risolutiva.
Ma in questi giorni mi viene in mente una forte e profonda frase che padre Angelo ci testimonia e che ha scritto nel libro "Uscire da ogni inganno": "ogni relazione della vita è autentica solo se si é autentici nella propria persona. La libertà esiste solo se vi sono persone libere. L'amore esiste solo se vi sono persone nell'amore. La pace esiste solo se vi sono persone testimoni di pace" Nella guerra, la pace esiste ed esiste quando ci sono persone che trovano Dio, se stessi e gli altri e sono cosi testimoni di libertà, amore e pace. In questi giorni sto incontrando le famiglie delle comunità di Italia Solidale. Nonostante la guerra si continuano ad incontrare settimanalmente, leggono i libri che ha scritto Padre Angelo e si aiutano a mantenere la positività nonostante tutto. Alcune comunità si incontrano anche due volte a settimana. È stato meraviglioso vedere come, nonostante tutto il negativo che hanno intorno e registrato dentro, non hanno perso la speranza per il futuro e trovano la speranza nella cultura di vita che Padre Angelo ha donato al centrafrica ed al Mondo.
Nella guerra c'è la pace e c'è la pace non negli accordi, nelle organizzazioni, nelle strutture o nelle forze di pace. C'è la pace nella vita perché ogni vita è creata per la pace e Italia Solidale li sta aiutando a vivere pienamente questa dimensione. Le famiglie collegate ai donatori attraverso l’adozione a distanza hanno ricevuto anche il dono economico che stanno utilizzando in modo creativo e lo stanno restituendo a se stessi. Ma sopratutto, quello che sta donando gioia e amore è la missione per salvare i bambini. Ogni comunità, dopo aver ricevuto l' adozione, ha deciso di farla ed ora stanno muovendosi per farla fare ad altre persone. In poche parole: ogni comunità sta cercando nuovi donatori per salvare i bambini che muoiono nel Mondo e ne hanno già trovati tanti. Ci sono almeno 30 persone centrafricane che hanno deciso di salvare un bambino e questa missione e questa apertura alla vita è la pace che il centrafrica merita. Ieri ho incontrato un soldato che ha deciso di fare una adozione a distanza: "ho fatto tanto male e soffro, per questo ho subito accettato di salvare un bambino, ho bisogno di scambio di amore".
Ci sono 60 comunità a Bangui che nonostante la guerra stanno andando in giro a testimoniare la vita e a proporre l'amore e l'amore per i bambini. Come scrive Padre Angelo: "la pace esiste solo se vi sono testimoni di pace". Loro sono testimoni di pace... loro sono la pace!

 

Davide De Maria, volontario di Italia Solidale – Mondo Solidale”