Approfondimenti : Micheal Emuria, volontario laico di Kalokol Solidale (Turkana)
24-04-2012

Micheal Emuria, volontario laico di Kalokol Solidale (Turkana), ritorna in Kenya, dopo un’intensa esperienza missionaria in Italia

Prima di tutto voglio ringraziare Dio per aver ricevuto la grazia di poter venire in missione qui in Italia e di aver potuto partecipare allo spirito che ha messo qui, nella realtà di Italia Solidale. Ringrazio Padre Angelo Benolli dal profondo del cuore e ringrazio tutti i volontari di Italia Solidale e i volontari donatori, per l'amore e la carità che ho ricevuto. Sento che tornare in Africa è per me, più di prima, un nuovo inizio. Sono contento di aver la possibilità, grazie a questa cultura, di entrare in tutti gli inganni del mio passato che provengono dai genitori, dalla loro storia e dalla cultura della mia terra. Sento che è necessaria tutta la croce per uscirne, superare tutto e ritornare forte. Come dice P. Angelo Benolli è necessario aver luce per entrare nel nostro inconscio e risolvere tutti i nostri condizionamenti, soprattutto sessuali, per avere fede e non aver paura, perché con Dio e in Cristo, siamo più forti di tutte le negatività. Sono rimasto colpito ieri quando nella riunione, Padre Angelo richiamava all'indipendenza, a rimanere saldi in Dio e nelle proprie energie, andando oltre quello gli altri pensano o dicono.

 
"Michael è un africano di 31 anni, della tribù dei Turkana (quella le cui donne allungano il collo con molte collane di perline colorate), sposato e padre di 2 bambini (l’ultimo è nato pochi giorni fa, mentre lui era in Italia). Vive a Kalokol, in una zona del Kenya semi-desertica popolata dal popolo dei Turkana, prevalentemente nomade e dedito alla pastorizia.
La terribile aridità della zona, peggiorata dal fatto che da anni non vi piove, è una delle cause che portano moltissimi Turkana alla morte, specialmente i bambini. Inoltre, i Turkana sono spesso impegnati in lotte tribali e le razzie che ne conseguono purtroppo uccidono tanti adulti, lasciando dietro di sé molti orfani. La popolazione dei Turkana è completamente analfabeta, immersa in una cultura di superstizioni e abituata a dipendere passivamente dagli aiuti esterni per la propria sopravvivenza. Altre gravi sofferenze derivano dalla diffusione dell’AIDS: anche i genitori di Michael sono morti per questa infezione e lui stesso afferma che, se non avesse incontrato la Cultura di Vita proposta da Italia Solidale, sarebbe morto per le proprie debolezze sessuali."

 
Mi ritengo molto fortunato di poter entrare nel mio inconscio grazie alla nuova cultura, perché per molti è davvero difficile cogliere tutto questo. Di solito si segue il pensiero degli altri per andare d’accordo e tutto il lavoro per scardinare il vecchio non viene compreso, le persone ti vedono come uno straordinario, perché non segui quello che gli altri dicono. Prego di non perdermi nelle falsità che incontrerò e di rimanere in questo stesso spirito per mantenerlo e testimoniarlo dove sto tornando. Prego per tutti che rimaniamo così, perché è l'unico modo per rimanere vivi, in mezzo alla tanta morte che c’è dentro e fuori di noi. Il lavoro che finalmente possiamo fare, grazie a Padre Angelo, alla sua esperienza sacerdotale, antropologica, scientifica e missionaria, è un vero e grande lavoro per la salute del nostro spirito e per la salute delle nostre relazioni. Prego che rimaniamo uniti nello stesso spirito anche quando sarò nella missione. Il mio impegno sarà più forte di prima per portare tutto quello che ho ricevuto da Padre Angelo Benolli e dall’esperienza fatta incontrando centinaia di volontari donatori in varie regioni d’ Italia. Non lo facevo prima, ma ora vedo proprio la necessità di essere prima persona con Dio, per ben amare la mia famiglia e i fratelli vicini e lontani.