Approfondimenti : TESTIMONIANZE DAL MEETING - AFROCOLOMBIANI
Thursday, 24 June 2010 00:00
ORA NON CI SENTIAMO PIU' SCHIAVI 

Al Meeting di Popayan gli Afrocolombiani coinvolti nelle missioni di
Italia Solidale in Colombia danno inizio alla seconda giornata del
meeting con forti testimonianze

La seconda giornata del meeting di Popayan (21-26 Giugno 2010 Popayan Cauca - Colombia) è iniziata con la detonante gioia e naturalezza degli afro-colombiani. La loro è un'esplosione di gioia contagiosa fatta di canti e balli, che parlano di una liberazione e di energie mai addomesticate, nemmeno da gente come gli schiavisti, le multinazionali, i dittatorelli locali o le tante sette che si sono diffuse a macchia d'olio in Sud America.

"Non ci sentiamo più schiavi - ha detto Herberto, animatore della missione colombiana di Villarica - grazie a questa esperienza nella cultura di vita e missione che padre Angelo ci ha portato e che insieme stiamo approfondendo e vivendo anche noi, discendenti degli schiavi. Ci hanno strappato dal cuore dell'Africa per schiavizzarci, ci hanno sempre detto che non avevamo l'anima. Ora invece stiamo riconoscendo e recuperando le nostre forze, compresa l'anima, con questo cammino di sviluppo di vita e missione con Sud America Solidale - Mondo Solidale. Viviamo ancora in una società che fa discriminazioni, ma andiamo avanti. Grazie Padre Angelo Benolli, grazie a tutti i volontari donatori di Italia Solidale-Mondo Solidale".

"Non fermiamoci nemmeno alla felicita' raggiunta" ha sottolineato Padre Angelo, fondatore e presidente di Italia Solidale mondo Solidale, e che ha ribadito quanta gente ancora aspetta questa liberazione, come testimoniato il primo giorno dai discendenti degli emigranti italiani ed europei in Argentina e poi dagli indigeni del popolo Nasa, qui nel nord della regione chiamata Cauca.
E in effetti, già solo a camminare sull'autostrada Panamericana, in mezzo alle montagne della Cordigliera Andina e nella valle del Cauca, ti lascia senza fiato la nuova colonizzazione tutta verde: immense distese di terre coltivate intensivamente tutte a canna da zucchero. Dolcezza? Manco a parlarne! E' l'economia verde, come la chiamano gli economisti e i businessman del nord del pianeta; da tutti questi milioni di tonnellate di canne tirano fuori il biocombustibile, quando qui la macchina o la moto è roba ancora per pochi. Eppure si impongono amare coltivazioni coloniali, ancora una volta. L'alimentazione dei motori viene prima della nutrizione della povera gente e dei bambini, che ancora in tanti qui in Colombia e in tutto il Sud America soffrono la fame.
Questa agricoltura coloniale e globalizzata strappa ai contadini del posto la possibilità di coltivare per mangiare. Niente più yuca (una specie di tubero che fanno bollito o fritto), riso, fagioli, abichuela (tipico fagiolino di queste parti), e altro ben di Dio come raccontano i cartelli semplici e bellissimi fatti dagli indigeni Nasa e appesi ai muri del salone dove ci incontriamo, cartelli in cui descrivono i "resguardos" (una sorta di riserve) e le "veredas" (contrade) dove vivono in mezzo ai monti e dove abbiamo le nostre missioni solidali.

Ancora una volta al servizio di potenze esterne prepotenti, il continente latinoamericano è abusato. Un nuovo anello nella catena dello sfruttamento che sempre nasce dalla mancanza di rispetto della creazione in ogni persona, cioè del bambino, somma creatura. Come Padre Angelo ed anche Antonella Casini, volontaria responsabile del Sud America Solidale, profondamente impegnata anche nell'ambito della cultura, non si stancano di ricordare anche in questo meeting. E la gente di qui è felice di sentire questo, perché, come ha sottolineato Antonella oggi ripercorrendo la travagliata storia del popolo latinoamericano, l'ultima parola non spetta allo sfruttamento, non tocca alle negatività e ai mali che attaccano la meraviglia del Creato e delle creature umane mettere la parola fine. Sopra tutto ciò si staglia Maria, madre del latinoamerica e di tutti, ovunque, sempre. Ha stupito tutti noi, a cominciare dagli indigeni e dai sudamericani qui presenti, la narrazione della presenza della Madonna, nelle vesti della Nostra Signora di Guadalupe, apparsa appena dieci anni dopo l'inizio della conquista spagnola, in aspetto di meticcia (massacrati gli indios, l'attuale popolo sudamericano si e' formato da una mescolanza, dovuta anche alle violenze sessuali sulle donne indios da parte dei conquistadores, quelli arrivati con la spada e il crocifisso) e questa Maria Madre si e' manifestata parlando la lingua degli indios. La narrazione di Antonella è stata di un'enorme chiarezza, possibile solo grazie a tutto l'amore che lei e i volontari di Italia Solidale ci stanno mettendo.
"Non avevo mai sentito parlare della nostra mamma di Guadalupe in questo modo e con questa luce concreta e calata nella storia di ieri e di oggi, che ci aiuta a vederci, riconoscerci e affrontare le catene" mi ha detto Graciela, cognome italianissimo del Veneto, anche lei discendente di emigrati a Buenos Aires, dove oggi è animatrice di molte famiglie.

Durante l'esperienza in gruppi, nel pomeriggio, sono venute fuori testimonianze toccanti, racconti di vita vera: Anna Maria, ad esempio, rimasta incinta a 17 anni, ha visto la propria bimba (che oggi ha 4 anni) vivere e risorgere davvero, nonostante i medici le avessero diagnosticato terribili malformazioni e che dunque sarebbe morta alla nascita. Pelle carbone e sorrisone afro, ha preso in animo la situazione, anche affrontando con carattere i "consigli" delle amiche che le dicevano di abortire. "La niña e' nata sanissima, prematura di sei mesi, ma se la vedi non diresti mai che e' nata prima, e' intelligentissima e non ha nessuna delle malattie previste dai dottori" ha detto Anna Maria, che ha aggiunto: "Questo e' stato possibile grazie ai volontari di Colombia Solidale che mi hanno parlato di questa solidarietà, che mi hanno avvicinato ad Italia Solidale, ho così potuto vedere la mia vita, le mie ferite subite in famiglia, anche a causa della tradizione maschilista molto comune anche tra gli afrocolombiani, e andare avanti anche dopo che il papa' della bimba mi ha lasciata appena rimasta incinta". Questo condizionamento culturale del "machismo" ossia la fissazione sulla presunta superiorità del maschio sulla donna, lo confessano anche gli indigeni Nasa, ma anche la gente che vive nelle città ed altre provenienze -come chi ha storie di emigrazione, come i tanti italo argentini, o gli italo brasiliani- annuiscono e confermano questa piaga. Ebbene, Afro e Nasa, all'unisono praticamente, non solo raccontano la piaga machista, ma stanno testimoniando che la stanno vedendo, cogliendola come condizionamento delle loro "culture" e la stanno sanando nelle relazioni di coppia e nelle famiglie, dove ritrovano, con fatica e croce ma con speranza concreta, il rispetto reciproco perduto nella notte dei tempi. "E' una rivoluzione" ci dicono.
Ed e' senz'altro cosi'.

Che dire di Cyla? Altra discendente degli schiavi africani, lei anima oggi 12 famiglie a Marialabaja (nord Colombia) che hanno cominciato senza neppure avere le adozioni a distanza! Non sono i soldi, gli ospedali, le cose e le case che risolvono, che riportano alla Vita. "Da noi abbiamo cominciato con le fotocopie del libro di Padre Angelo "Uscire da ogni inganno", ce le siamo passate, abbiamo iniziato a leggere, approfondire, calare nelle nostre vite le cose scritte là sopra" racconta Cyla. Stiamo parlando di persone analfabete, o con qualche anno di elementari alle spalle, e ti dicono cose da "professori della vita". In soli 9 mesi la comunità di Cyla e' arrivata a ritrovare e ad esprimere una sapienza (evidentemente già insita) e fare passaggi di rinascita concreti che ti viene da alzarti e metterti a ballare dalla gioia! "Ma non ci fermiamo ai risultati raggiunti" dicono vari di questi volontari. "Io ho iniziato a "moltiplicare" quello sto "imparando" e i miei risultati li porto nella famiglia dei miei che ora perdòno per tutta la mancanza di amore che mi hanno inflitto e mi impegno per estendere questa solidarietà e cultura di vita ai miei vicini" dice Maria Cenelly.

Insomma, mi sembra di essere all'Accademia della Vita, in mezzo a persone semplici ma capaci di un vero cammino di sviluppo di vita e missione, "poveri" a loro volta elargitori di una ricchezza abbondante.
A cena, Evangelina - con origini francesi, basche e spagnole, che vive in una ex piccionaia adibita a tetto domestico- mi ha raccontato dei suoi passaggi di vita, dei suoi sviluppi, una vera professoressa di amore: ha 5 figli ma sembra una ragazzina, il marito ha il morbo di Parkinson, ma lei non si ferma a questa realtà di sofferenza familiare. Aiuta altre mamme e famiglie, e ti racconta di come si è riavvicinata a Dio, di come ha ritrovato la Madre dopo che la sua mamma terrena è morta in un incidente: "Questa cultura, questo percorso con Italia Solidale mi incanta perché ti fa vedere i mali, i problemi, le ferite, ma ti fa andare oltre, ti fa superare quei mali e ti riporta a vivere".
Insomma: storie assurde di violenza, abbandono, emarginazione, dipendenza, mancanza di amore...ma sopra tutto questo un' abbondanza di felicità che ti pervade e ti conferma quanto l'Io Potenziale necessita di tutto questo amore maturo e profondo che solo Dio può dare e che la nuova cultura di P.Angelo aiuta a riscoprire.
 
Francesco Buda


Francesco Buda con volontari Afrocolombiani della missione di Villarica Solidale


Il gruppo dei volontari della missione di Villarica Solidale presenti al meeting



Per contatti: segreteria 0039 06 6877999
Responsabili per il Sud America: Antonella Casini - Corrado Rossi
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Responsabile ufficio stampa Daniela Gurrieri
Per il Sud America: Fracesco Buda - Celia Regina De Oliveira
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