Approfondimenti : «Voi che amate, amatevi!» di Francesco Buda
12-11-2010
Questo mercoledì 10 novembre 2010, Padre Angelo Benolli e i volontari di Italia Solidale – Mondo Solidale hanno incontrato una folta rappresentanza degli oltre 4.000 volontari donatori di Roma e dintorni.


Questo mercoledì 10 novembre 2010, Padre Angelo Benolli e i volontari di Italia Solidale – Mondo Solidale hanno incontrato una folta rappresentanza degli oltre 4.000 volontari donatori di Roma e dintorni.
 

Padre Angelo incontra il cuore di Roma per sviluppare la vita e la missione anche qui

L'esperienza di sviluppo di vita e missione è sempre più al servizio anche degli italiani, a cominciare da quei 20.000 che da anni stanno salvando migliaia di bambini e aprono il loro cuore alle famiglie africane, indiane e sudamericane con queste particolari adozioni a distanza. Per questo mercoledì 10 novembre Padre Angelo Benolli e i volontari di Italia Solidale – Mondo Solidale hanno incontrato una folta rappresentanza degli oltre 4.000 volontari donatori di Roma e dintorni. Proprio l'Italia è anch'essa terra di missione.

«Voi già amate, ora diamoci una mano per amare e amarci qui!» ha detto il fondatore di Italia Solidale, che ha voluto incontrare personalmente per ringraziare e sentire da vicino il battito del cuore più forte del Paese. A loro vuole offrire sempre di più l'esperienza che sta facendo rinascere in mezzo mondo migliaia di persone e famiglie. Mai come adesso, infatti, si rende indispensabile la pienezza della cultura testimoniata ed espressa dal sacerdote, che finalmente mette insieme scienza e fede superando sia le parzialità della religiosità che non entra nella vita e nelle ferite più profonde delle persone sia degli approcci scientifici che scartano Dio e l'anima e l'immensità della Creazione, che proprio nel bambino trova la sua vetta e attende il rispetto per svilupparsi appieno. Padre Benolli ha sinteticamente, ma con forza sorprendente, ripercorso le tappe essenziali della sua esperienza che lo hanno portato a cogliere com'è e cos'è veramente il bimbo, cioè la persona a immagine e somiglianza di Dio: collegata al Creatore, c'è la forza dell'anima, che si riflette sulla sessualità fatta per l'amore, e quindi sui nervi fino al corpo. Forze inconsce che - se disturbate – si ammalano adombrando la stessa mente.

«Voi siete i migliori italiani, senza di voi io non so cosa avrei potuto realizzare, vi ringrazio per la vostra umanità, dobbiamo amare i bambini, ma anche amare noi stessi qui e le nostre famiglie. Perciò oltre alle adozioni a distanza occore “fare” vita nostra in Italia. Il Signore vuol fare di più, vogliamo che voi vi amiate e facciate comunità» ha detto Padre Angelo, invitando a creare relazioni e piccoli gruppi basati sull'esperienza di sviluppo di vita e missione come già fanno le famiglie nelle missioni di Italia Solidale. «Non voglio persone dipendenti ma libere, come Gesù» ha sottolineato il missionario, facendo appello al bisogno d'amore e di scambi autentici di ognuno.

«Vediamo nel bambino Cristo incarnato, quando soffre Cristo crocifisso e quando è salvato Cristo risorto... sapeste quanti bambini avete salvato! Però senza questa cultura e questa concretezza di trovare te maschio e te femmina che non ti fai condizionare, che fine fai? Che amore hai? Come vivi?». Per questo ha proposto a tutti coloro che lo volessero, di incontrarsi e darsi una mano a vedere e risolvere anche qui ciò che ferisce dentro profondamente la persona e danneggia tanto i nostri bimbi, con l'ormai conclamata “sindrome” dell'“uno su due”: una persona su due a rischio di cancro e la metà delle coppie e delle famiglie scoppiate. Assurde conseguenze di secoli di falsità contro la vita e contro il bambino che ora presentano il conto. Mai nessuno prima però aveva visto pienmanete perché e come risolvere. «Chi non ha la luce non sa quello che fa e noi insieme con voi vogliamo trovare e portare luce per vivere. Dobbiamo uscire dalle falsità per essere sani e vivere l'amore» ha ribadito Padre Angelo. Gli ha fatto eco Antonella Casini, volontaria responsabile per le missioni sudamericane: «Ho visto famiglie che non sanno leggere e scrivere condividere i libri di Padre Angelo con uno che legge ed uscire da tragedie, difficoltà enormi e condizionamenti. Senza nessuno che li “istruisce”, scoprendo la cultura del rispetto del bambino succedono cose incredibili. Vi lanciamo questo inviuto a fare comunità anche qui, perché c'è bisogno». Antonella ha testimoniato come le famiglie sostenute con l'adozione a distanza basata su questa cultura arrivino a vedere e guarire i propri mali, partendo dalla sussistenza interiore, nello spirito, fino a quella materiale creandosi piccole attività lavorative dignitose e indipendenti. «Lì cinque famiglie si riuniscono e fanno comunità, perché non lo facciamo pure noi qui?» ha esortato la volontaria. E in effetti è già in corso un gran fermento nella varie regioni italiane dove poco a poco i volontari di Italia Solidale stanno contattando e sostenendo i volontari donatori affinché s'incontrino e arrivino a sperimentare la gioia come già fanno le persone che loro aiutano in Africa, India e America Latina. A confermare che ciò è possibile e necessario, la testimonianza di Alberico, un altro volontario da poco uscito da un grave tumore. «Sono guarito, ma la guarigione più grande e che conta è quella dello spirito. Io cercavo la vita e non la trovavo e con tutta la buona volontà non potevo risolvere, altro che sofferenza fisica! Grazie a Padre Angelo e a questa cultura ho potuto vedere gli intoppi nel'amore e così collaborare con il Signore: ho visto che avevo una ferita d'amore e sono guarito» ha raccontato, invitando tutti a «disporsi a ricevere, dopo aver dato tanto».

Approfondimenti : Incontro con i volontari donatori di Roma
09-11-2010
Italia Solidale è felice di invitare tutti i volontari donatori di Roma ad un incontro in cui sarà presente anche il fondatore P. Angelo Benolli.
L'incontro si terrà Mercoledì 10 Novembre 2010 alle ore 19:00 nella Chiesa di s. Maria del Pianto in via S. Maria de Calderari, 31.

 


E' un'occasione unica per la presenza di P. Angelo Benolli che nei suoi 53 anni di esperienza come sacerdote, missionario e antropologo ha trovato un nuovo modo di fare missione e adozione a distanza sulla base culturale di sviluppo di vita e missione. Con questa base, racchiusa anche nei suoi libri, stiamo promuovendo l'autentico sviluppo dei bambini, delle famiglie e comunità (in tutto quasi 2.000.000 di persone) che aiutiamo insieme a volontari, missionari e laici di 20 tra congregazioni e diocesi e insieme a 20.000 volontari donatori come voi. Oggi abbiamo 108 missioni solidali in Africa, India e Sud America.
E' un'esperienza unica, che serve molto anche a noi italiani, per questo siamo contenti di offrirvela e di tenere una relazione con tutti voi.

Per informazioni contattare la Segreteria al numero: 06.68.77.999.

Approfondimenti : Il Premio Nobel per la medicina 2010 assegnato allo scienziato considerato il padre della fecondazione in vitro
19-10-2010
Abbiamo il 50% di famiglie che si dividono. Il sesso nell’amore dove sta? Il laicismo ateo e massonico dà il Nobel a chi ha inventato la scorciatoia della provetta. Si risolvono così i problemi sessuali e dell’amore? Ringraziamo la presa di posizione del Vaticano, ma anche tra i credenti vi sono molti problemi sessuali che culturalmente, e quindi moralmente, vanno risolti. Ma chi è contro Dio e la persona va sempre avanti, perché i credenti non si svegliano…(P.Angelo Benolli)

di Daniela Fortini


“Produrre” un bambino in una provetta”. Come mai siamo arrivati a ridurre ad uno squallido e pericoloso esperimento di laboratorio l’atto più alto in cui un uomo e una donna, nello scambio d’amore, esprimono la pienezza della loro più grande dignità, quella di collaborare con Dio a dare vita ad una nuova creatura, la cui vita trascende la loro volontà ed anche il bambino stesso?

Nel nostro mondo cosiddetto sviluppato, mentre il 50% delle famiglie si separa, tra quelle che rimangono insieme, il malessere è spesso insostenibile. Tra queste, il 15% non riesce ad avere figli. In alcune aree, questa percentuale sale addirittura ad un preoccupante 33%. L’infertilità è un allarme che ci deve fare molto riflettere, specie perché spesso non è riconducibile ad alcuna disfunzione fisica. Da questi e tanti altri segni, è evidente che al giorno d’oggi, specie nel mondo occidentale, è tale lo sconvolgimento dell’ordine naturale della vita che la vita di coppia e di relazione ne esce profondamente colpita.

Ma cosa facciamo per risolvere questa sofferenza?

La nostra scienza moderna, così abituata a travolgere la vita con tecniche e saperi umani, invece di andare in fondo al problema dentro le persone, pretende di risolverlo con le scorciatoie. Scorciatoie che peraltro peggiorano ancora di più la situazione creando nuovi gravi problemi: alla fecondazione in vitro si incatenano problemi su problemi: la diagnosi pre-impianto (per cui si prelevano delle cellule nelle delicatissime prime fasi della vita dell’embrione per vedere se è “idoneo”), la soppressione o congelamento degli embrioni ritenuti “non di qualità”, il mercato degli ovociti e degli spermatozoi, le questioni relative alle mamme-nonne e agli uteri in affitto, ecc.

L’infertilità, così come tutti i problemi sessuali, non si risolvono in laboratorio. Si tratta di una grande sofferenza con radici molto profonde. Essa è il risultato di una mancata pienezza di sviluppo sessuale, di un’evidente difficoltà di relazione e di autentico incontro nell’amore. Di tutto questo spesso non si è coscienti, perché la dinamica avviene a livello delle forze inconsce. Ma la nostra impostazione di vita e cultura, tramandata nei secoli, nega l’importanza di queste forze inconsce. Allora, quando ricorriamo alla scienza, ci vengono propone soluzioni “spicce”, fisiche, biochimiche. Mai complete, mai risolutive. E la sofferenza dilaga. Se l’infertilità è un problema sessuale e di mancanza d’amore, quale amore riceverà un bambino nato da genitori così? Riflettiamo solo sul fatto che, se è vero che 4 milioni di bambini sono nati con la fecondazione artificiale, studi inquietanti evidenziano i seri problemi fisici e psicologici che essi spesso sviluppano.

La persona non è un ammasso di cellule e di organi. E neppure di meri “sentimenti”. Ogni bambino è creato da Dio con delle meravigliose forze create nell’amore e per l’amore. Queste forze sono per il 90% inconsce, sono tutte connesse tra loro. Solo dopo ridondano sulle cellule e sugli organi e infine determinano il modo d’essere della mente cosciente (un piccolo 10%).

E’ necessario un onesto e radicale cambio di rotta a livello scientifico, culturale, antropologico per ritornare ad essere più umani e proporre risoluzioni alle nostre sofferenze degne di ciò che realmente siamo. E’ necessaria una nuova cultura di vita che faccia realmente luce sulla natura, la dinamica e la connessione delle forze inconsce e le ricolleghi alla vita così come veramente è.

La vita non s’inganna. Essa ha un suo ordine ed una sua qualità che vanno rispettate, altrimenti se ne pagano le conseguenze sullo spirito, sul corpo e sulla mente. Su questo si basa la novità antropologica, scientifica e culturale nata da P.Angelo Benolli e che oggi arriva a 2 milioni di persone nel mondo, che ritrovano salute, gioia, fede, pace, una sana sessualità in famiglie sane e una sana capacità di lavorare in modo creativo e di servizio. Vi invitiamo ad approfondire questi contenuti nei suoi libri.

Daniela Fortini

Approfondimenti : ANCORA 925 MILIONI GLI AFFAMATI SECONDO LA DENUNCIA DELLA FAO MA DI CHE FAME SI MUORE NEL MONDO?
17-09-2010

Mi chiamo Sara, ho 23 anni e sono appena tornata da un viaggio durato due mesi nella “terra degli affamati” per eccellenza, la grande Africa. Ho milioni di occhi di bambini, di donne, di uomini, di vecchi che potrei raccontarvi, ma voglio soffermarmi su due in particolare, quelli di una bambina musulmana incontrata a luglio in Repubblica Centrafricana, precisamente a Bangassou.

Mi trovavo per caso vicino ad un punto di distribuzione di aiuti per i migliaia di rifugiati provenienti dai villaggi vicini, che fuggono dai “tongo-tongo”, nome dato ai ribelli del Nord Uganda dell’LRA di Kony, che da due anni circa, “risolta” la guerra nel loro paese, sfogano ora la non risolta violenza che gli è rimasta dentro, contro la povera gente della Repubblica Centrafricana e del Sudan.

SaraDavanti a me questa bambina piangeva convulsamente per la febbre, senza nessuno che accorresse in suo aiuto. I suoi occhi raccontavano di un padre ucciso dai ribelli pochi giorni prima e di una madre assente e disperata, intenta solo a rimediare qualche sacco di farina per la sopravvivenza. Ho convinto la mamma, che stringeva dentro la mano un foglietto per le cure mediche assicurate, ad andare insieme al centro sanitario più vicino. La bambina aveva 40° di febbre da una settimana, e a breve, senza cure, sarebbe morta.

Inconsapevolmente ho salvato la vita a questa bambina, facendo quello che credo chiunque al mio posto avrebbe fatto…ma mi chiedo: perché questa madre che, essendo “rifugiata”, avrebbe avuto diritto alle cure gratuite (quel foglietto nel pugno), non ha fatto nulla per salvare sua figlia? Perché, nonostante i tanti miliardi di euro e dollari che sono pervenuti e ancora giungono nel Sud del mondo sotto forma di aiuti, non si riesce a sconfiggere la fame dei 925 milioni (così la FAO denuncia in questi giorni), compresa quella di questa piccola? Qual è, mi chiedo allora, la vera fame di cui soffrono i bambini, e soprattutto, come sconfiggerla?

Questa testimonianza non vuole andare contro nessuno, ma solo dare la prova concreta che se non si va alla radice del problema nessun tipo di assistenzialismo, nessuna pianificazione delle nascite, nessuna struttura, né tanto meno fiumi di dollari o euro, potranno mai risolvere la fame nel mondo.

Quella bambina sarebbe morta (forse morirà se sua madre continuerà ad andare avanti così nell’abbandono più totale) perché nessuno si preoccupa di fermarsi e amarla insieme a sua madre.

Quale dunque il problema? Non sono entrata in merito alla vita di questa donna, ma grazie all’esperienza che faccio come volontaria di Italia Solidale da anni, ho potuto vedere quanto la persona e le donne in particolare in Africa soffrono per le innumerevoli mancanze di amore e rispetto contro la vita della persona (tra queste ne cito alcune come dipendenze dal clan, dalla tribu’, della donna dall’uomo, dell’uomo dall’alcool e dal sesso fuori dall’amore, dei genitori dall’assistenza, ecc.). Ne consegue che c’è davvero poco amore che arriva ai bambini, inteso come rispetto e scambio di rispetto nei tempi e nei modi giusti, e si vede chiaramente che identità e forze personali sono colpite, non si sviluppano secondo la loro potenzialità di indipendenza e amore (che è naturale in ogni bambino e in ogni persona). Quante donne ho conosciuto che sono dipendenti dal marito (che condividono magari con altre 3 o 4 mogli; donne che non sono mai state amate né considerate a loro volta da genitori, probabilmente anch’essi poligami e quindi assenti davanti al loro bisogno d’amore e alle necessità di tutti i giorni….

Tante donne non si accorgono, come questa donna, che la loro bambina sta morendo. Attende un aiuto esterno che la faccia andare avanti ancora un giorno, ma non risolve pienamente il bisogno di amore e rispetto che la bimba richiede e che la madre non può dare, perché non amata a sua volta. E questi sono solo alcuni esempi delle profonde sofferenze che gli africani vivono da secoli.

In questi due mesi ho ancora di più visto quanto bisogno c’è di una cultura nuova, che riparta dalla base, dalla vita che c’è in ogni essere umano, così come esso è stato creato. C’è bisogno di una luce profonda sui mali insiti dentro la persona, a livello familiare, culturale, storico e sociale, che da secoli prevalgono sulla vita. C’è bisogno di famiglie forti e disponibili che facciano questo cammino insieme, per sostenersi a vedere lì dove i loro bambini - e “loro” bambini - non sono stati e non sono rispettati, e come uscire da queste mancanze di rispetto attraverso l’amore verso di sé e verso gli altri, in una carità che si espande e diventa mondiale, verso tutti i sofferenti. Questa è Italia Solidale, l’associazione con cui collaboro da 4 anni e che si fonda su questa base culturale, grazie all’esperienza cinquantennale di P. Angelo Benolli. È così che arriviamo a salvare oltre 2 milioni di persone in Africa, Sud America ed Asia. É così che, anno dopo anno, vediamo i bambini adottati a distanza con questa base culturale insieme alle loro famiglie rinascere, uscire da tanti inganni culturali e familiari come l’alcoolismo, i maltrattamenti sulla donna, i disordini sessuali, le violenze sui bambini, la dipendenza dagli aiuti esterni, etc. In questo modo donne e uomini ritornano alla loro dignità personale e ritrovano la loro responsabilità di essere genitori per i propri figli, attraverso anche dei lavori creativi che li portano alla sussistenza e alla solidarietà con altre famiglie povere.

Solo così possiamo risolvere la fame nel mondo: una fame che va ben oltre il sacco di farina o il litro d’olio, una fame profonda, una fame d’amore, di cui non solo i bambini del Sud del mondo soffrono, una fame che anche noi qui ed i nostri bambini conosciamo molto bene.

Sara Pietropaoli, volontaria di Italia Solidale