Al Meeting di Popayan gli Afrocolombiani coinvolti nelle missioni di Italia Solidale in Colombia danno inizio alla seconda giornata del meeting con forti testimonianze
La seconda giornata del meeting di Popayan (21-26 Giugno 2010 Popayan Cauca - Colombia) è iniziata con la detonante gioia e naturalezza degli afro-colombiani. La loro è un'esplosione di gioia contagiosa fatta di canti e balli, che parlano di una liberazione e di energie mai addomesticate, nemmeno da gente come gli schiavisti, le multinazionali, i dittatorelli locali o le tante sette che si sono diffuse a macchia d'olio in Sud America.
"Non ci sentiamo più schiavi - ha detto Herberto, animatore della missione colombiana di Villarica - grazie a questa esperienza nella cultura di vita e missione che padre Angelo ci ha portato e che insieme stiamo approfondendo e vivendo anche noi, discendenti degli schiavi. Ci hanno strappato dal cuore dell'Africa per schiavizzarci, ci hanno sempre detto che non avevamo l'anima. Ora invece stiamo riconoscendo e recuperando le nostre forze, compresa l'anima, con questo cammino di sviluppo di vita e missione con Sud America Solidale - Mondo Solidale. Viviamo ancora in una società che fa discriminazioni, ma andiamo avanti. Grazie Padre Angelo Benolli, grazie a tutti i volontari donatori di Italia Solidale-Mondo Solidale".
"Non fermiamoci nemmeno alla felicita' raggiunta" ha sottolineato Padre Angelo, fondatore e presidente di Italia Solidale mondo Solidale, e che ha ribadito quanta gente ancora aspetta questa liberazione, come testimoniato il primo giorno dai discendenti degli emigranti italiani ed europei in Argentina e poi dagli indigeni del popolo Nasa, qui nel nord della regione chiamata Cauca. E in effetti, già solo a camminare sull'autostrada Panamericana, in mezzo alle montagne della Cordigliera Andina e nella valle del Cauca, ti lascia senza fiato la nuova colonizzazione tutta verde: immense distese di terre coltivate intensivamente tutte a canna da zucchero. Dolcezza? Manco a parlarne! E' l'economia verde, come la chiamano gli economisti e i businessman del nord del pianeta; da tutti questi milioni di tonnellate di canne tirano fuori il biocombustibile, quando qui la macchina o la moto è roba ancora per pochi. Eppure si impongono amare coltivazioni coloniali, ancora una volta. L'alimentazione dei motori viene prima della nutrizione della povera gente e dei bambini, che ancora in tanti qui in Colombia e in tutto il Sud America soffrono la fame. Questa agricoltura coloniale e globalizzata strappa ai contadini del posto la possibilità di coltivare per mangiare. Niente più yuca (una specie di tubero che fanno bollito o fritto), riso, fagioli, abichuela (tipico fagiolino di queste parti), e altro ben di Dio come raccontano i cartelli semplici e bellissimi fatti dagli indigeni Nasa e appesi ai muri del salone dove ci incontriamo, cartelli in cui descrivono i "resguardos" (una sorta di riserve) e le "veredas" (contrade) dove vivono in mezzo ai monti e dove abbiamo le nostre missioni solidali.
Durante l'esperienza in gruppi, nel pomeriggio, sono venute fuori testimonianze toccanti, racconti di vita vera: Anna Maria, ad esempio, rimasta incinta a 17 anni, ha visto la propria bimba (che oggi ha 4 anni) vivere e risorgere davvero, nonostante i medici le avessero diagnosticato terribili malformazioni e che dunque sarebbe morta alla nascita. Pelle carbone e sorrisone afro, ha preso in animo la situazione, anche affrontando con carattere i "consigli" delle amiche che le dicevano di abortire. "La niña e' nata sanissima, prematura di sei mesi, ma se la vedi non diresti mai che e' nata prima, e' intelligentissima e non ha nessuna delle malattie previste dai dottori" ha detto Anna Maria, che ha aggiunto: "Questo e' stato possibile grazie ai volontari di Colombia Solidale che mi hanno parlato di questa solidarietà , che mi hanno avvicinato ad Italia Solidale, ho così potuto vedere la mia vita, le mie ferite subite in famiglia, anche a causa della tradizione maschilista molto comune anche tra gli afrocolombiani, e andare avanti anche dopo che il papa' della bimba mi ha lasciata appena rimasta incinta". Questo condizionamento culturale del "machismo" ossia la fissazione sulla presunta superiorità del maschio sulla donna, lo confessano anche gli indigeni Nasa, ma anche la gente che vive nelle città ed altre provenienze -come chi ha storie di emigrazione, come i tanti italo argentini, o gli italo brasiliani- annuiscono e confermano questa piaga. Ebbene, Afro e Nasa, all'unisono praticamente, non solo raccontano la piaga machista, ma stanno testimoniando che la stanno vedendo, cogliendola come condizionamento delle loro "culture" e la stanno sanando nelle relazioni di coppia e nelle famiglie, dove ritrovano, con fatica e croce ma con speranza concreta, il rispetto reciproco perduto nella notte dei tempi. "E' una rivoluzione" ci dicono. Ed e' senz'altro cosi'.
Che dire di Cyla? Altra discendente degli schiavi africani, lei anima oggi 12 famiglie a Marialabaja (nord Colombia) che hanno cominciato senza neppure avere le adozioni a distanza! Non sono i soldi, gli ospedali, le cose e le case che risolvono, che riportano alla Vita. "Da noi abbiamo cominciato con le fotocopie del libro di Padre Angelo "Uscire da ogni inganno", ce le siamo passate, abbiamo iniziato a leggere, approfondire, calare nelle nostre vite le cose scritte là sopra" racconta Cyla. Stiamo parlando di persone analfabete, o con qualche anno di elementari alle spalle, e ti dicono cose da "professori della vita". In soli 9 mesi la comunità di Cyla e' arrivata a ritrovare e ad esprimere una sapienza (evidentemente già insita) e fare passaggi di rinascita concreti che ti viene da alzarti e metterti a ballare dalla gioia! "Ma non ci fermiamo ai risultati raggiunti" dicono vari di questi volontari. "Io ho iniziato a "moltiplicare" quello sto "imparando" e i miei risultati li porto nella famiglia dei miei che ora perdòno per tutta la mancanza di amore che mi hanno inflitto e mi impegno per estendere questa solidarietà e cultura di vita ai miei vicini" dice Maria Cenelly.
che risolva, dall'INCONSCIO alla MISSIONE, tutti i condizionamenti interni ed esterni di ogni persona, di ogni famiglia, di ogni lavoro, di ogni comunità , di ogni cultura, basandosi sulle ENERGIE libere di ogni PERSONA, per un'autentica globalizzazione della solidarietà .